Non solo ignoti, sul web. Anzi, oggi la vera moda è essere una celebrità 2.0, organizzare incontri con i fan e passare il tempo ad aggiornare le proprie pagine. Anche “in servizio”
Chiunque si tenga al passo con la continua evoluzione della tecnologia contemporanea, con annessa sfrenata produzione di gingilli tanto all’avanguardia quanto destinati ad avere un’aspettativa di vita inferiore a quella di un insetto
appartenente all’ordine degli efemerotteri, non può non essere a conoscenza di Twitter. Chiunque sia interessato all’evolversi degli strumenti di comunicazione e di interazione sociale, con particolare attenzione a quelli sviluppatisi nel mondo digitale, non può non essere a conoscenza di Twitter. Chiunque segua, a metà strada tra l’affascinato e lo spaventato, il diffondersi delle mode online, dalle chat ai forum, dalle mailing list alla messaggeria istantanea, dai blog fino all’ultima (o forse non più) tendenza del social network quale Facebook, non può non essere a conoscenza di Twitter. Ma anche chiunque abbia dato un’occhiata distratta a un qualsiasi quotidiano generalista negli ultimi tempi, o ascoltato un qualunque telegiornale – così ansiosi di presentare le novità del mondo multimediale e il loro uso da parte della italica gioventù in un’esplosione di provincialismo condito da un pizzico di esterofilia e dal mai assente allarmismo in puro stile “i rischi di Internet” – non può non essere a conoscenza, o almeno aver sentito parlare di Twitter.
COSA ESSER TU – Per chi ancora non lo sapesse, Twitter è, per utilizzare la definizione di Wikipedia, “una rete e un servizio di microblogging che permette agli utenti di mandare aggiornamenti (messaggi di testo, lunghi non più di 140 caratteri) via SMS, messaggeria istantanea, e-mail, il sito di Twitter, oppure varie applicazioni basate sulle API di Twitter“, in cui “i messaggi pubblicati hanno l’intenzione di informare sul proprio status, ovvero come ci sente oppure cosa si sta facendo in quel momento“. E l’esempio offerto dall’enciclopedia libera è quantomai calzante: “Utente sta bevendo una tisana alla vaniglia“. Niente di più, niente di meno: il trionfo della semplicità. “What are you doing?” è la domanda alla base di tutto. E, mentre buona parte del mondo si interroga sull’effettivo interesse e sul potenziale riscontro di un mezzo per informare – non senza una buona dose di egotismo e autocelebrazione – gli altri riguardo ciò che si sta facendo in un determinato istante, le restanti parti della popolazione globale usano Twitter senza farsi troppe domande. E gli utenti sono sempre di più, soprattutto grazie alla crescente diffusione della pratica anche tra le celebrità, come al solito tra le prime a fiutare un nuovo modo per mantenere alta l’attenzione del pubblico nei loro confronti. Così, tra una lunga performance di sesso tantrico effettuata e twitterata in diretta dal rapper P Diddy e una sessione
del congresso americano riportata da decine di parlamentari, tra le riflessioni di MC Hammer sullo stato dell’economia americana e gli aggiornamenti dell’ex Monty Python John Cleese, ecco che il fenomeno inizia a dilagare lentamente anche nell’universo sportivo a stelle e strisce.
TWIT & VIPS - Il numero delle star dello sport che utilizza con regolarità Twitter non è ancora paragonabile a quello delle altre celebrità che dimostrano ormai grande familiarità con il mezzo, ma la tendenza è in crescita. Al momento, salvo qualche rara eccezione, si tratta per lo più di figure di secondo piano, dai fratelli tennisti britannici Andy e Jaime Murray allo snowboarder professionista Shaun White (meglio noto come “The Flying Tomato” – e per capire il perché del soprannome basta dare un’occhiata alla sua capigliatura), passando per personaggi quali lo skateboarder Mike Vallely, il campione di lotta UFC Andrei Arlovski e il safety dei New York Giants Kerry Rhodes. Alzi la mano chi conosce almeno uno degli sportivi appena citati. Più noti invece, anche al di qua dell’oceano, l’ex stella del football Jerry Rice, il quarterback Eli Manning, il nuotatore olimpico Michael Phelps e il ciclista Lance Armstrong. Fino ad arrivare a colui che, oltre ad eccellere nella propria disciplina, si è sempre dimostrato all’avanguardia e più avanti con i tempi rispetto a ogni altro uomo sportivo. Atleta dal talento smisurato, ma anche attore, cantante, showman, supereroe dei fumetti, poliziotto riservista della polizia di Miami e, da qualche tempo, Twitter Celebrity. Si tratta di Shaquille Rashaun O’Neal. Il giocatore dei Phoenix Suns, uno dei più grandi cestisti di ogni tempo, vincitore di 4 titoli NBA (3 con i Los Angeles Lakers, 1 con i Miami Heat), un oro olimpico (con il Dream Team III ad Atlanta 1996), un oro mondiale (Dream Team II, Toronto 1994) e una miriade di riconoscimenti individuali, è registrato al servizio con il nickname di “THE_REAL_SHAQ”. Un nomignolo che serve, tra le altre cose, ad affermare la sua identità, data la presenza di decine di account creati da millantatori e da utenti che si spacciano per lui – cosa abbastanza diffusa nei social network di ogni specie (a meno che non crediate che il Silvio Berlusconi che è vostro amico su Facebook sia il vero Silvio Berlusconi che, tra un lavoro e l’altro a Palazzo Chigi, ha voglia di fare il test “Quale personaggio del Signore degli Anelli ti assomiglia di più?” o di iscriversi al gruppo “Adotta anche tu una modella brasiliana di 20 anni”). O’Neal, da quando si è iscritto a Twitter, è ovviamente diventato uno dei profili più visitati e ricercati, anche grazie all’uso massiccio che ne fa, con aggiornamenti continui relativi alle sue azioni e ai suoi spostamenti.
ANCHE IN “SERVIZIO” - Più di 50 “tweet” al giorno, letti da oltre 327 mila contatti iscritti alla sua pagina personale. Un’attività incessante che, oltre a rivelare cosa ami fare nel suo tempo libero il pivot dei Suns, ha causato più di un episodio curioso negli ultimi tempi. Shaq ha fatto notizia per aver twitterato mentre “in servizio”, ovvero prima dell’inizio del terzo periodo di gioco nella partita di due domeniche or sono contro Washington, cosa già effettuata dall’ala Charlie Villanueva dei Milwaukee Bucks nel corso dell’intervallo del match contro i Boston Celtics del 15 marzo (“Quando ho sentito dire che Charlie Villanueva stava ‘twitterando’, pensavo significasse che fosse andato a fare pipì” ha affermato l’allenatore di Minnesota Kevin McHale). A inizio mese, l’accesa disputa che ha coinvolto O’Neal e il centro dei Toronto Raptors Chris Bosh, con quest’ultimo a lamentarsi di presunti favoritismi arbitrali nei confronti del primo (“parole forti che provengono dal RuPaul della NBA” è stata la risposta di Shaq), è scaturita e si è sviluppata su Twitter, trovando poi spazio sui media.




Shaun White!!
Un mito assoluto!!
yeah
La mia mano era alzata, infatti!