Il piano Geithner soffre degli stessi problemi del Piano Paulson, con qualche aspetto più preoccupante. Rischia di essere un gigantesco regalo agli amici degli amici e l’ennesimo sforzo per nascondere la realtà delle gigantesche cifre che il contribuente dovrà sborsare.
Lunedì scorso il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, ha presentato il proprio piano di salvataggio per il settore bancario americano. Il meccanismo centr
ale del piano è simile a gran parte dei precedenti sforzi da parte dle Congresso e dell’Amministrazione Bush; la novità risiede in una notevole estensione delle garanzie statali, nello sforzo di coinvolgere compratori privati e di ridurre le spese immediate per il Tesoro, mettendo tuttavia in gioco il bilancio statale tramite l’emissione di debito garantito dall’ FDIC, l’equivalente del Fondo di tutela dei depositi.
ASTA TOSTA – Il nodo centrale per la soluzione della crisi è stato spesso individuato nella massa di titoli legati all’andamento del settore immobiliare tuttora presenti nei bilanci delle banche americane. Il piano del Tesoro prevede che le maggiori banche USA identifichino quali sono i prestiti ed i titoli maggiormente problematici e li mettano all’asta di modo che investitori professionali privati possano valutarli ed acquistarli in un processo che si spera porti ad una valorizzazione migliore degli attuali, depressi come sono dai prezzi di mercato. Per incentivare i potenziali compratori a farsi avanti e a presentare offerte non troppo caute, il governo ha intenzione di offrire notevoli incentivi e di
provvedere a finanziamenti agevolati per l’acquisto a termini particolarmente vantaggiosi. Il processo vedrà nei panni dei compratori alcune primarie società di gestione di fondi, che costituiranno appositamente società di gestione delle attività acquisite. Tali società saranno capitalizzate in parti uguali dal Tesoro americano e dalla società che le gestirà e soprattutto potranno emettere debito garantito dallo FDIC sino a sei volte il proprio capitale. Lo FDIC è l’agenzia federale che assicura i i depositi dei correntisti USA in caso di fallimento di una banca e che sta già venendo impiegata come veicolo per garantire surrettiziamente numerose categorie di debito bancario.
MILLE MILA MILIARDI – Il Tesoro ha stanziato fra i 75 ed i 100 miliardi di dollari per questa parte dell’operazione, che in caso di pieno utilizzo , implicherebbe un investimento di altri 100 miliardi da parte del settore privato ed una mole di debito emesso da privati, ma di fatto garantito dal governo, di circa 600 miliardi di dollari. In parallelo, il piano Geithner prevede l’espansione di due programmi volti ad alterare le politiche di credito per aumentarne la disponibilità. Da un lato, si espandono i programmi di acquisti, da parte della Federal Reserve, di titoli garantiti da crediti al consumo e da finanziamenti per l’acquisto di autmobili, in modo da liberare risorse per la concess
ione di ulteriori crediti. Dall’altro, prosegue lo sforzo per arruolare le banche nella controversa iniziativa volta a ridurre le rate dei mutui, a spese degli istituti di credito e ad accettare una moratoria sull’esecuzione delle ipoteche per i proprietari insolventi. L’obiettivo principale dichiarato dall’amministrazione Obama sembra essere al momento quello di ritornare ad una politica espansiva del credito bancario disponibile per l’economia americana in modo da attenuare i morsi della recessione in atto mentre gli attori economici riducono i propri consumi e aumentano i propri risparmi, quando non hanno perso il proprio lavoro. Questo obbiettivo viene ritenuto raggiungibile tramite la giusta combinazione di carota e bastone: il bastone sarebbe costituito da una maggiore regolamentazione che di fatto asservirebbe ancora di più il settore bancario alle autorità federali, permettendo al governo di Washington di decidere delle politiche creditizie nazionali quasi a proprio piacimento. La carota è , appunto, la messa a disposizione di incentivi finanziari per liberare i bilanci bancari dai cosiddetti titoli tossici, eufemisticamente ribattezzati “legacy investments“. Tralasciamo i danni dilungo periodo allo stato di diritto e ad una economia libera causati dall’intervento a gamba tesa sul principio dell’intangibilità dei contratti, violato dalla rinegoziazione più o meno forzosa dei mutui e sorvoliamo pure sull’abuso del mandato di un’agenzia federale, che tutto dovrebbe fare salvo che garantire centinaia di miliardi di dollari di debito. Abbiamo già capito che Geithner, in fatto di amore e rispetto per i prinicipi liberali, non ha nulla da invidiare a Cirino Pomicino. Perchè il problema è che la carota è gigantesca: alcuni particolari tecnici del piano fanno sì che potrebbe trattarsi di un regalo miliardario a spese del contribuente.


Grande articolo.
Sempre troppo buono…