Se il governo dice che l’arbitro è cornuto

27 marzo 2009

Questa crisi ha anche i suoi lati positivi. Tra di essi, c’è lo spettacolare botta e risposta che va in scena con cadenza quindicinale tra il governo e gli enti di ricerca in materia di previsioni economiche. Il giochino funziona così: gli enti fanno le previsioni, e il governo s’arrabbia e dice che quei numeri sono falsi; poi, alla chetichella, due mesi dopo va a correggere le stime perché si è accorto che tutti i torti non li avevano. Ai nostri ministri con responsabilità (?) economiche sta particolarmente sul gozzo il Centro Studi Confindustria. Aveva cominciato qualche tempo fa il ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola, chiamandoli addirittura “corvi”  quando dissero che il pil italiano del 2009 avrebbe perso tra l’1,9% e il 2,5%. “E’ ora di finirla con delle valutazioni troppo pessimistiche come quelle fatte dagli industriali“, disse all’epoca Scajola. Quelle di ieri, sempre provenienti  dal Centro studi di Confindustria – “il Prodotto Interno Lordo dovrebbe diminuirà del 3,5%” – invece il ministro Giulio Tremonti le ha prese con filosofia: “Mi stupisco che ancora ci sia qualcuno che fa previsioni congiunturali. Forse sono congetturali”. E magari poi si è anche bullato con gli amici dell’arguto gioco di parole. 

Il responsabile (?) dell’Economia infatti voleva dire che è difficile fare ipotesi da qui alla fine del 2009, viste le molte variabili in causa. Il che, per carità, è vero. Peccato però che la maggior parte delle variabili in causa potrebbero costringere a peggiorare le stime, non a migliorarle. Poi Tremonti ha aggiunto: “Ci sono piccoli segnali che non sono più negativi come erano in gennaio. Certo, da qui a dire che è ottimismo no, ma ci sono per l’Italia alcuni piccoli, marginali, mensili segnali che non sono più così negativi ma è troppo presto per fare delle valutazioni di scenario. Il traffico postale, quello autostradale e nei porti danno dei segni di relativa fine della caduta“. Son cose. Ma per fortuna il compito di gridare al portasfiga stavolta se lo è preso sulle spalle il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: “Anche sulle stime sui tassi di disoccupazione c’è qualcuno che si esercita nel piacere del peggio“, ha commentato il responsabile (?) del Welfare, sottolineando ad esempio che il dato sul tasso di disoccupazione “è molto al di sotto del 1997, quando era al 12,5%“. Eh, sì, che fortuna. Siamo tornati indietro di appena undici anni. Poteva andare peggio. Poteva piovere. 

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Fantastica doppia lettera a Dagospia. Una: “Stupendo oggi sul sito di Repubblica: raccontaci la crisi, vengono pubblicate le tabelle delle risposte degli utenti del sito (stranamente corrispondono al programma politico del pd…) e in fondo compare uno spot pubblicitario: di Cartier. l’ultimo romantico“. Due: “C’è qualcosa di lunare nei 25 milioni di risarcimento danni che la Rai chiede al riformista: come può un qualsiasi articolo del Riformista causare danni ad alcuno? Potrebbe farlo se esistesse un giornale chiamato Riformista. E soprattutto se ci fosse qualcuno che lo legge. E poi parlano Della crisi dell’informazione…“. 

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Basta con lo studio dell’era vittoriana o della seconda guerra mondiale: nelle scuole elementari britanniche, d’ora in avanti, verranno studiati piuttosto i blog, Facebook, Twitter e Wikipedia, insomma l’abc di Internet. Il cambiamento fa parte di una rivoluzionaria riforma della scuola di primo grado, contenuta in un piano che sarà presentato formalmente il mese prossimo dal ministero dell’Istruzione“, dice Repubblica riferendosi alla scuola inglese. Un po’ quello che si diceva qui. Speriamo di non tirar su piccoli Adinolfi fancazzisti così, però!

4 commenti a Se il governo dice che l’arbitro è cornuto

  1. cordapazza

    Come fa notare acutamente Rodotà oggi, ormai assistiamo a quel fenomeno linguistico che, romanzescamente, Orwell presentava in appendice al suo romanzo denominandolo “dizionario della neolingua” (“la pace è guerra; l’ignoranza è forza” etc etc). Le disinvolture linguistiche di Tremonti e compagni sono neolingua mistificante in atto, ma ormai agisce atutti i livelli.

  2. Più lettere, meno crisi. E’ difficile per me da capire questa cosa. E’ da ieri che ho ascoltato il ministro dell’ecnomia che cerco una relazione tra le due cose.

    Poi ho immaginato che quando rinunci al telefono per risparmiare mandi le lettere invece che le e-mail…

    …E ci ho capito ancora di meno!

  3. C’è ancora qualcuno che usa twitter?

  4. ADIPOLPO ADIPOLPI

    nun me capite

    o forse nun me so spiega’

    ma mejo un fancazzista serio che un impegnato traditore di casacca

    già

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