Interni

Una fuga d’amore in cambio di un assassinio

27 marzo 2009

Il 28 giugno 1988 l’ Adriatico restituì il corpo martoriato di Annarita Curina. Il suo sogno di libertà era diventato la sua tomba.

Il mare è un come un sogno che ti accompagna da bambino. Quando sei lì, avvolto sotto le coperte, e non ti vorresti svegliare mai. Il mare è come un desiderio accecante, la ragazza del primo banco, la più bella della classe, che già sai non sarà mai tua. Il mare è il lavoro che fin da bambino vorresti fare, l’astronauta, l’archeologo, il supereroe, che rimarrà confinato nella tua mente. Il mare è tutto, l’essenza stessa della libertà. E’ il luogo dove aspetti di tornare appena ti distacchi da lui. Per lui passi autunni, inverni e primavere a lavorare. Solo per lui lo fai. Beati i pochi, i pochissimi che vivono al mare. Per loro nulla è reale, tutto è sogno. Gli occhi, abituati a quella distesa azzurra, poi verde, poi blu, poi ancora nera, vagano e si disperdono in chissà quali viaggi, quali avventure. Lasciare tutto, partire, e navigare. Un sogno. Un desiderio. In pochi, pochissimi, lo realizzano. Annarita c’era riuscita.

- IL SOGNO CHE SI REALIZZA  - Capelli mossi, come se il vento non smettesse mai di soffiare su di loro. Un sorriso lucente, capace di illuminare la notte. E gli occhi, grandi, immensi, capaci di sopportare l’immensità di quella distesa azzurra, poi verde, poi blu, poi ancora ancora nera. Annarita ce l’aveva fatta. Aveva raggiunto il sogno. Non era stato facile. Prima c’era stata la laurea a Bologna, il proseguimento degli studi, fino a Parigi, alla Sorbona. Anche un matrimonio c’era stato. Ma il mare era sempre lì, come a chiamarla. Di notte, mentre il corpo del tuo compagno non riesce più a scaldarti. Di giorno, quando le strade della città raccontano solitudini che non ti appartengono. Il mare era sempre lì. Così in un giorno qualunque, che per tanti era identico a tutti gli altri, Annarita decise di seguire la voce che da sempre la chiamava. Decise di continuare a sognare e di non alzarsi per andare a scuola. Decise che il ragazzo del primo banco, il più bello della classe, non era troppo impossibile da raggiungere per lei. Decise che il lavoro che avrebbe voluto fare da sempre, fin da bambina, lei lo avrebbe fatto. Così, in quel giorno per tanti qualunque, si recò nel cantiere dei fratelli Guidi, a Pesaro, e comprò il suo futuro. Arx, un catamarano da dieci metri. E’ ancora inverno. E non è nemmeno lì il suo sogno. E’ ormeggiato in Grecia. Ma Annarita aspetta da 31 anni questo momento. Lo va a prendere fin laggiù. Poi col capo chino a lavorare. Lo ristruttura piano, dolcemente, come fosse un figlio. Lo vernicia, lo lucida. E, finalmente, come fosse magia, tutto è pronto. Annarita freme, oramai è pronta a salpare. Basta levare l’ancora e andare. lasciarsi cullare dalle onde, iniziare una nuova vita. Ma il mare non è solo vento dolce fra i capelli, sole caldo sopra le braccia. Il mare è la tempesta che ti sorprende all’improvviso, che straccia le vele, che uccide senza lasciare speranza. Per questo i due fratelli Guidi gli sconsigliano di partire da sola. E’ meglio farsi accompagnare da qualcuno. Ci sono due ragazzi per esempio, un certo Filippo, Filippo De Cristofaro, e la sua amica Diane, Diane Beyer, che potrebbero accompagnarla. Sono in cerca proprio di qualcosa del genere. Potrebbe essere una buona idea deve pensare Annarita, una buona compagnia e anche qualche soldo per il passaggio. Sì, davvero una buona idea. E così inizia il sogno. Anche Filippo e Diane sognano. Ma il loro sogno è iniziato due tre anni prima. E’ iniziato quando gli occhi di un uomo che ha già superato i trent’anni, ex playboy, ex ballerino, ex marito, ex padre, incontrano quelli di una ragazzina appena quattordicenne. La scintilla scatta, il fuoco si accende e la passione brucia e consuma. Prima la fuga, poi la fine dei soldi, lei che torna a casa, a Rotterdam, in quella strana terra olandese dove il sole non scalda mai, e poi ancora lui che torna da lei, la riprende con sé, una nuova fuga, lontano dal freddo per sempre stavolta, via verso spiagge bianchissime, verso il mare, se solo ci fosse una barca, e poi ecco Annarita. Ecco il sogno. E l’incubo.

 - LA FINE DEL VIAGGIO - Il corpo di Annarita viene trovato un mattina. Il 28 giugno del 1988. Lì, in mare aperto, in quel mare che era stato il sogno e che in un attimo è diventato la sua tomba, con un ancora da 17 chili legata a fare da zavorra, finito impigliato in una rete da pescatori e con essa tirato su, fino a finire sulla prua del peschereccio Azzurra 3, lì, nelle acque al largo di Senigallia. Se non fosse per un amico che la riconosce, che è certo si tratti di lei, nessuna foto segnaletica la potrebbe identificare. Annarita è rimasta per giorni e giorni negli abissi marini. Nel suo corpo ci sono tracce di un tranquillante, usato per stordirla, diranno mesi dopo i medici legali, ma ad ucciderla è stata una lama di coltello affondata nell’addome e una serie di colpi in testa con un’altra arma da taglio. La caccia all’uomo parte frenetica. E in prima fila non c’è la guardia costiera, non c’è la polizia, la capitaneria di porto, non ci sono i carabinieri. In prima fila a guidare le ricerche ci sono i suoi amici. Mauro e Stefano. Mauro Filippini e Stefano Bersani. Il Mediterraneo è messo sottosopra. Le radio parlano, si scambiano informazioni, non possono andare da nessuna parte. Difatti il catamarano viene trovato poco dopo. A bordo, oltre a Filippo e Diane c’ anche un altro uomo, Pieter Groenendijk. “Sono stata io”, dirà subito Diane. E Filippo a confermare questa versione. Per i due amanti, Annarita, era un po’ troppo libera di costumi, girava seminuda, e Diane diventò gelosa a tal punto da assalirla e ucciderla. Comodo, pensano gli inquirenti. Molto comodo. Diane è minorenne, qualche anno dentro, e poi via libera, pronta per tornare da Filippo. Troppo comodo. La verità però è un’altra e basta poco a svelarla. I due dovevano fuggire, Annarita era solo un ostacolo, la barca il mezzo per arrivare a raggiungere il sogno. Tutto qui. Quando il giudice di primo grado leggerà la condanna, trent’anni per lui, sei anni e mezzo per lei, tre per Groenedijk che con l’omicidio non c’entrava nulla ma sapeva del furto, Filippo dirà: “E’ andata bene”. Già, bene, magari forse un giorno riuscirà anche a rividere il mare. Quello stesso mare che Annarita, Annarita Curina, non potrà più nemmeno sognare.

Un commento a Una fuga d’amore in cambio di un assassinio

  1. fedele limone

    questo succede quando si concede troppa libertà alle donne femmine sia maggiorenni che minorenni

    volete fare i maschiacci, ecco, ve uccidete s vicenda, diventate fesse come loro

    non era mejo restare a casetta a fare la maglia e sognare il principe azzurro invece del mare azzurro ?

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