Fino a 4 anni per chi provoca un incidente, omicidio preterintenzionale e non colposo per chi uccide. Le proposte che vogliono inasprire ancor di più le pene per gli automobilisti sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti. Saranno efficaci?
“Oggi sono sempre più in pericolo non solo i guidatori che incolpevolmente vengono coinvolti in incidenti gravissimi sulle strade di tutto il Paese nelle ore notturne, ma anche durante le ore del giorno bambini, adolescenti, mamme alle fermate degli autobus e anziani a passeggio sui marciapiedi dei nostri centri abitati“. Questo è quanto scritto dalla parlamentare pidiellina Giulia Cosenza nella presentazione di una proposta di legge depositata alla Camera dei Deputati ad inizio febbraio, in cui si parla di modifiche da apportare agli articoli 186 e 187 del Codice della Strada, quelli riguardanti la guida sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti. Della materia il governo si è già occupato la scorsa estate inasprendo le pene con un decreto legge, poi convertito in legge, in base al quale si rischia oggi fino all’arresto dai tre mesi ad un anno nel caso si venga scovati al volante con un tasso alcolemico superiore ad 1,5 o sotto l’effetto di droghe. Pene che vengono poi raddoppiate nel caso l’automobilista in stato psico-fisico alterato provochi un incidente. L’On. Cosenza vorrebbe che si andasse oltre l’inasprimento già stabilito privando addirittura della possibilità di guidare per sempre tutti coloro scoperti al volante dopo aver osato bere un bicchiere in più: “Chi semina paura e morte in questo modo deve essere considerato, e quindi trattato di conseguenza, come una persona senza scrupoli verso la quale è necessaria la massima severità da parte dello Stato e come una persona che non deve mai più mettersi alla guida di un veicolo“.
NOTIZIE FRESCHE!- Ed eccola, puntuale come la morte, la proposta di legge del Partito Democratico, presentata dall’onorevole Meta, approvata alla Camera la scorsa legislatura e bloccata dallo scioglimento anticipato delle camere. Il testo è questo, e in sintesi ecco quanto prevede: in caso di incidente avendo provocato la morte ci sarà il ritiro immediato della patente, con una sua sospensione fino a quattro anni. Ma se il conducente è in stato di ebrezza o drogato si arriva al ritiro immediato della patente e sospensione provvisoria fino a cinque anni, ma anche la revoca del permesso di guida con impossibilità di conseguire una nuova patente prima di cinque anni, reclusione da tre a dieci anni (pena aumentata fino al triplo, ma non più di 15 anni, nel caso di morte di più persone) e dopo la sentenza di condanna, anche con condizionale, confisca penale del veicolo. Mentre un drogato al volante, anche se non ha provocato nessun incidente,
fra le altre cose rischia un’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno. Sono solo pochi casi, ma significativi di come il governo abbia deciso di usare il pugno di ferro per contrastare la strage di innocenti che ogni giorno avviene sulle nostre strade. “Ci sono tantissime novità in questo decreto” – continua Valducci - “novità che faranno storia perché per la prima volta, ad esempio, introduciamo il concetto che o guidi o bevi. E l’efficacia che questa legge potrà avere sui giovani sarà enorme perché il loro stile di guida futuro ne sarà certamente influenzato“. Nel primo anno dal conseguimento della patente B il testo prevede il divieto di superare i 90 kmh in autostrada (il limite attuale è 100) ed i 70 Kmh per le strade extraurbane principali (oggi 90). Mentre sale da 50 a 55Kw/t la potenza massima delle autovetture che potranno guidare i neopatentati.
I PIRATI – E chi sarebbero i pirati della strada, sotto l’effetto di alcool e droghe, responsabili di oltre il 30% delle stragi sulle strade italiane? Secondo l’On. Cosenza sarebbero riconducibili a due categorie di persone: il popolo della notte e gli stranieri, più precisamente quelli che vengono definiti “sbandati di ogni etnia“. Si parla, infatti, in questo modo dell’escalation delle tragedie sull’asfalto: “Ormai le stragi che eravamo abituati a registrare quasi esclusivamente al sabato sera, dopo l’uscita dalle discoteche – quando giovani e meno giovani, mettendosi al volante, nonostante lo stato di alterazione psico-fisica dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti o di alcool, provocavano incidenti stradali – sono diventate una triste forma di quotidianità. Ai ragazzi delle discoteche si sono aggiunti sbandati di ogni etnia che già al mattino sono sotto l’effetto della droga o dell’alcool“. Siccome non si tratta delle affermazioni ascoltate ad un comizio leghista, andiamo a verificare. Stando ai dati comunicati dall’Istituto Superiore di Sanità gli incidenti mortali provocati da alcool e droghe sarebbero oltre il 30% del totale e di questi, stando, invece, a quanto comunicato dall’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale il 20/25% sarebbero causati da automobilisti stranieri, regolari e non. Quindi, complessivamente gli stranieri, o, come sono definiti nella proposta di legge, gli “sbandati di ogni etnia“, sarebbero i responsabili di circa 500 delle oltre 2.000 morti totali sulle strade italiane causate dallo stato psico-fisico non idoneo. Pertanto lo schema che imputa a stranieri e frequentatori delle discoteche l’esclusiva degli incidenti causati da alcool e droghe sembra una semplificazione grossolana e alquanto surreale: difficile imputare al popolo della notte la responsabilità di oltre 1500 morti (30 a settimana). Ed, inoltre, il “mai più alla guida di un veicolo” di prima, affermazione che sa molto di populismo, dev’essere solo un parere personale: leggendo in seguito non se ne vede la minima traccia. Le aspettative di pugno di ferro alimentate dalla introduzione al progetto di legge, che attualmente è al vaglio della IX Commissione Parlamentare (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni), presieduta dall’On. Mario Valducci, vengono, infatti, vanificate dalle successive righe del testo. Si propone, quindi, di punire l’automobilista che provoca un incidente in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, con pene triple o quadruple (oggi è previsto il doppio) rispetto a quelle a cui sarebbe condannato se venisse semplicemente scoperto alla guida in condizioni psico-fisiche non idonee.
NON SOLO COLPEVOLE – Anche l’On. Gabriella Giammanco crede che le norme fin qui adottate dal governo siano insufficienti ad arginare il fenomeno. E’ sua la proposta di legge parallela a quella di Giulia Cosenza, anch’essa al vaglio della Commissione, anch’essa punta alla modifica degli articoli 186 e 187. Si legge nella presentazione che le ultime disposizioni del governo in materia di sicurezza stradale “non costituiscono ancora un valido deterrente quantomeno per tamponare il fenomeno, che appare irresistibile, né riescono a dare una giusta risposta soprattutto ai familiari delle vittime della strada che, di fronte alla morte di un proprio caro, vedono imputato il colpevole per il solo reato di omicidio colposo con tutte le garanzie e benefici stabiliti dalla legge“. Viene proposto di punire i conducenti in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti che provocano un incidente mortale per il reato di omicidio preterintenzionale e non più omicidio colposo. L’On. Giammanco pone il problema e si dà già la risposta. Si afferma che le pene più severe adottate finora non riescono a tamponare il fenomeno che appare inarrestabile. Beh, siamo sicuri che un ulteriore inasprimento conduca all’obiettivo mancato finora?
























Finchè si inaspriscono pene ma non si fanno controlli sarà comunque tutto inutile. Questo genere di “campagne di prevenzione” si fanno spendendo soldi in etilometri, pattuglie per le strade, controlli davanti ai ritrovi dei giovani. Non solo nei fine settimana, non solo la notte. Inasprire le pene è il modo meno efficace ma anche meno caro per agire.
Sul preterintenzionale invece del colposo sarei comunque abbastanza daccordo, perchè effettivamente se si beve o si assumono droghe e ci si mette alla guida non si fa solo “un incidente mortale”, ma effettivamente si hanno delle colpe maggiori. Tali a mio modo di vedere di configurare l’omicidio come “evitabile”, dunque preterintenzionale.
siamo alle solite, legislazione di emergenza strombazzata a destra e a manca come la panacea di tutti i problemi di questo paese. Legislazione che crea continui paradossi giuridici (4 anni per un tamponamento se sei ubriaco ma se sei sobrio e ti freghi miliardi te la cavi con meno).
Poi i poliziotti dovranno inseguire gli ubriachi in bicicletta dato che le macchine della polizia non avranno benzina.
Ma come è noto fare una legge costa poco, fare rispettare le leggi può invece costare un sacco di soldi e richiede tanto impegno.
parte avvocatesca (skippabile per i non addetti ai lavori)
Sul discorso preterintenzione mi sembra una pavida soluzione di compromesso. L’allarme sociale richiede una sanzione più forte (possibilmente l’impiaccagione), ma questa non è possibile se puniamo a titolo di colpa. La cassazione ha detto che non si può parlare di dolo neppure nella forma eventuale.
Allora che si fa? che altro c’è a cui possiamo appicciare sta storia degli ubriachi al volante per fare vedere quanto siamo severi? Ma si eccola lì la preterintenzione, comoda comoda. Certo toccherà impasticciare un poco le cose ma vabbè tanto ormai con tutte le continue miniriforme chi vuoi che se ne accorga? insieme a lesioni e percosse ci infiliamo anche l’omicidio colposo (il famoso dolo della colpa).
Sarebbe molto più serio allora introdurre una figura sul modello del “disprezzo della vita” e punirla a titolo di dolo (solo che certo poi sai gli imprenditori che rischierebbero la galera per omissione delle sicurezze sul lavoro).
Rubando una frase celebre: “poche idee ma confuse”.. e urlate molto forte.
Il post mi è piaciuto perchè mette in luce le varie contraddizioni sull’argomento.
Una di queste è la risposta non sufficiente ai parenti delle vittime. Bene la giustizia non è una risposta al desiderio delle vittime o dei loro parenti. Infatti non si deve pensare che chi provoca un incidente mortale sia così sporco o cattivo come lo si dipinge in tivu’. Può essere uno di noi che rispetta tutte le regole, che una sera ha visto un vecchio amico e ha bevuto una birra. Uscendo, stanco del lavoro ha frenato solo un attimo più tardi: lo mandiamo al carcere a vita così che i familiari possono sentirsi “rimborsati” del loro dolore con altro dolore?
Dal punto di vista tecnico io credo ai Safety Tutor che hanno limitato sull’autostrada i comportamenti criminali, e ai T-red che garantivano che nessuno forzasse i rossi per paura delle telecamere. Il primo funziona e va aventi il secondo, al centro di una truffa colossale, andrebbe riproposto in maniera seria
Il limite di 90 all’ora in autostrada per i neopatentati è ridicolo e inapplicabile. In autostrada per essere sicuri bisogna cercare di minimizzare le differenze di velocità. Se tutti vanno a 120, è da cretini mettersi a 90.
Sul discorso certezza della pena, concordo con EssEmme.
Sul tema colposo/preterintenzionale chiedo a chi è più esperto di me: possibile che la legge non distingua tra chi ammazza qualcuno perché strafatto di droga e alcol e chi ammazza qualcuno perché gli cade un vaso dal balcone mentre annaffia le piante?
io continuo a domandarmi perchà costruiamo auto che vanno ad oltre cento all’ ora e non limitiamo piuttosto direttamente in fabbrica, in fase di costruzione tecnicamente la velocità a non più di 40-50 all’ ora
la droga, l’ alcol, la deficienza fisica causano incidenti, ma sarebbero di effetto molto più limitato o evitabili a velocità “umane”
Prova a fare un frontale a 50 all’ora e poi mi racconti.
Sempre se sopravvivi.
evvabbene
riduciamo allora a 30
che problema c’è ?
C’è che a 30 all’ora nel retrovisore vedresti me sulla bici che agito le braccia per chiederti strada
bene
riduciamo pure la velocità delle bici
ps.sono stato cicloamatore /mediocre) e sulle discese era facile arrivare ai 40-50….
però quanti rischi e quanti ciclisti ho visto spiaccicarsi contro auto o alberi (alle volte pure io non disdegnavo)
@marcogts
la differenza tra chi causa un incidente da sobrio e chi lo fa da ubriaco attualmente non è nella qualificazione giuridica del fatto (omicidio colposo o doloso) ma nella pena concretamente irrogata. Lo stato di ubriachezza o l’assunzione di droghe, a parità di evento, determinano l’applicazione di una pena principale molto più alta (nonchè di tutta una serie di sanzioni accessorie).
I limiti di velocità nelle arterie intasate dal traffico sono demagogici e inapplicabili.
Poniamo che un mezzo che viaggia su strada, considerando lo spazio che deve lasciare dal mezzo che la precede, occupi in media 20 metri.
Consideriamo un tratto della statale pontina di 50 km che collega Roma alla provincia, molto frequentato dai pendolari.
Nell’ora di punta possono impegnare contemporaneamente quel tratto di strada 50.000/40 (2 per carreggiate) = 1250 auto.
Alla velocità di 120 km/h il tratto viene percorso in 25 minuti.
Se io mi trovo alla guida nella coda in attesa di imboccare la statale, e davanti a me ci sono 2.500 auto la mia attesa dura circa 50 minuti, che è già uno strazio non indifferente.
Se venisse rispettato il limite di velocità che di 90 km/h il tempo di attesa aumenterebbe ancora, se tutti avessero una guida prudente a 50 km/h aspetterei 2 ore, più un’altra ora per il tragitto = 3 ore, ovvero il collasso della circolazione.
La pontina non è ancora collassata solo perché gli automobilisti non rispettano i limiti. Già oggi 120 km/h sono pochi e si formano ingorghi, si dovrebbe andare almeno a 150 km/h.
E’ pericoloso? Certamente si, visto che è una delle strade più mortali del mondo.
E allora cosa facciamo?
Vietiamo la morte
Come al solito pugno di ferro contro i reati più “detestabili”, ovvero quelli che assicurano un forte ritorno emotivo/mediatico e che non riguardano il potere, e lassismo colpevole, depenalizzazioni, riduzione dei termini di prescrizione e immunità nei confronti dei reati che mandano a gambe per aria questo paese.
Si profila, a mio avviso, l’ennesimo capitolo della guerra generazionale in atto ormai da oltre un ventennio, guerra non dichiarata, nell’ambito della quale le nuove generazioni vengono relegate alla teledipendenza da grande fratello, al consumismo, ai videogames e all’abuso di stupefacenti e sistematicamente escluse dalla partecipazione attiva al bene collettivo.
Il dato più allarmante di questa dittatura gerontocratica, a mio avviso, è che le nostre generazioni (chi ha meno di 40 anni) non hanno una coscienza di classe e non si rendono conto di essere, di fatto, gli schiavi del terzo millennio.
Siamo esclusi da tutto. Abbiamo accesso al potere solo se sposiamo il figlio del premier o gli facciamo un pompino. Non abbiamo patrimonio, non abbiamo garanzie o tutele, siamo costretti a vivere in uno stato permanente di dipendenza economica da chi s’è tutelato per tempo ed ora scarica sulle nostre spalle i costi del proprio benessere e delle proprie certezze. Le politiche per il nostro futuro e quello dei nostri figli vengono decise da ultrasettantenni ai quali non può fregare di meno in che condizioni vivremo tra vent’anni (vedi il nucleare). Viviamo nel paradosso per cui la loro generazione devasta e depreda il territorio, annulla gli spazi sociali e d’aggregazione fisica nel nome della speculazione edilizia e della crescita del PIL, contrasta e delegittima qualsiasi nuova istanza associativa anche virtuale (vedi disegni di legge su internet e social networks) e poi le colpe sono le nostre.
Ci hanno cresciuti col mito di Disneyland e del cellulare, all’ombra del profitto e dei feticci e adesso danno la colpa a noi perché siamo disorientati, ci droghiamo, facciamo i bulli, siamo svogliati…
Su una cosa siamo d’accordo…dobbiamo smetterla di bere e di drogarci…ma non per rinchiuderci in casa, come vorrebbero loro, andare a letto alle 21, senza far casino, per andare a guadagnare i nostri 1000 euro al mese da precari la mattina successiva.
Dobbiamo smetterla di bere ed imbracciare i forconi, per cacciare gli ultrasessantenni a calci nel culo a godersi la propria pensione e lasciare che sia la nostra generazione, finalmente, a gestire il proprio presente e predisporre il futuro proprio e dei propri figli.
I controlli con l’etilometro li vadano a fare all’uscita della sagra del tartufo o dei ristoranti la domenica pomeriggio…