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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 26 marzo 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Io non sarò un dietrologo però non sono neanche cieco. Il governo ha avuto tutti gli interessi affinchè si parlasse dell’emergenza stupri in un certo modo. La stampa legata al Governo ha cercato assolutamente di drammatizzare determinate situazioni e al tempo stesso però di specificare che si trattava di determinate situazioni e non altre, cioè ha cercato di far convivere il dato del calo degli stupri con l’emergenza invece degli stupri compiuti da stranieri“. Chi è 20090325 artefatti E se lo dice Facci (e non Travaglio), allora bisogna rifletterel’autore di questa frase? Non Beppe Grillo, e nemmeno Marco Travaglio, ma Filippo Facci del Giornale, in  questa trascrizione tratta dalla Zanzara, trasmissione di Radio 24 del 23 marzo. E non sorprende che ad un certo punto aggiunga: “La stampa non trova di meglio, talvolta, che appunto mettere giù articoli a sensazione, in parte assolutamente giustificati, che però rendono estremamente difficile fare marcia indietro quando ci si è precipitati troppo“. Un po’ perché Facci sa benissimo che sta parlando anche dei telegiornali Mediaset e del Giornale per cui scrive. Un po’ perché i due fatti citati (quello della Caffarella e lo stupro di Capodanno) sono due perfetti esempi di come nascano, vivifichino e muoiano le campagne mediatiche. E anche di come queste influenzino – talvolta in maniera netta e significativa – le scelte degli inquirenti, e della polizia che indaga.

Non è senza significato che l’ultima (in ordine di tempo) emergenza sicurezza sia cominciata verso la fine dello scorso anno, quando le notizie che i giornalisti ritengono più “serie” iniziano a scarseggiare. Nel caso dello stupro di Capodanno i politici hanno addirittura approfittato dell’evento per criticare i magistrati, i quali applicavano la legge – quella sulla carcerazione preventiva – senza ricordare che era stata la politica a farla, quella legge. E infatti ha dovuto riscriverla, mentre montava ad arte “l’indignazione popolare”, come dicono i cattivi giornali quando credono a ciò che scrivono (accade raramente, ma qualche matto ancora c’è nelle redazioni). Nel frattempo, la Questura della Capitale dava mostra di clamorosa efficienza, raggiungendo un grado del 200% : “per uno stupro commesso a Roma da due individui hanno trovato ben quattro colpevoli”, per dirla con le – perfette – parole del professor Ugo Arrigo. E il sindaco Alemanno si complimentava pure. Per fortuna che erano rumeni anche i colpevoli veri, viene da dire: pensa te se non avessero azzeccato nemmeno la nazionalità. Bastava fossero albanesi (va bene come etnia “simile” nello stigma a quella rumena?), e saremmo stati qui a ridere fino a domattina, per la figuraccia rimediata dalla polizia. 

La dietrologia è un esercizio odioso, e mentre è utile accertare le responsabilità di quanto accaduto (dei media che devono trovare le aperture dei giornali, dei politici che non vedono l’ora di cavalcare la tigre, degli inquirenti che hanno commesso errori spinti da media e politici), è totalmente inutile invece stare lì a pensare al cui prodest. Perché queste cose non accadono (quasi) mai perché dietro c’è un Grande Complotto volto a sviare l’attenzione delle masse: queste sono fesserie a cui credono i direttori dei telegiornali, quando pensano che la loro agenda setting sia sempre quella che riescono a trasmettere al 100% al telespettatore. Certo, a qualcosa è servito: ronde, spedizioni punitive e incattivimento del clima popolare (già piuttosto esacerbato di suo) nelle grandi e piccole città. Di solito, queste cose durano per un bel po’. Ma è inutile stare a pensare chi ci ha perso e chi ci ha guadagnato. Basta rendersi conto di quello che questa storia ha insegnato: niente. A nessuno.

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Visto che l’abbiamo già nominato, questa bisogna davvero segnalarla: ieri fantastico corsivo di Marco Travaglio: Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha sospeso Gioacchino Genchi, mentre la stessa struttura ha promosso Vincenzo Canterini e Alessandro Perugini, “protagonisti” a Genova durante il G8. Commenta Travaglio: “Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia». Ma forse c’è stato un equivoco: Manganelli voleva difendere Genchi e sospendere Canterini, Fournier e Perugini, ma il solito attendente coglione ha capito male. Nel qual caso, dottor Manganelli, ci faccia sapere“. Perfetto. 

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Ieri c’era Alessandro Profumo a Matrix. Perfettamente normalizzato, ha risposto alle domande sul credito e sulle imprese, nessuno gli ha chiesto dei bei tempi, in cui sfidava Cesare Geronzi dall’alto dei suoi risultati di bilancio. Bei tempi: ci toccherà rimpiangerli, presto. 

(vignetta di Artefatti)

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