Economia

Mamma, mi si è ristretto il credito

26 marzo 2009

Ora che la Presidenta di Confindustria ha parlato, possiamo dire ufficialmente che non ci si capisce più niente. Emma Marcegaglia, seduta su una montagna di Tremonti bond, dice che adesso non ci sono più scuse e che i rubinetti vanno riaperti. Ma niente da fare, le banche non le convince nessuno a mollare il grano. Se continua così, resterà una sola opzione: rapinarle.

Sembra il gioco delle tre scimmiette, in cui una non vede, una non parla, una non sente. Con protagonisti il governo, Confindustria e il sistema bancario. Ieri la parte è toccata alla presidente dell’associazione degli industriali, Emma Marcegaglia, che ha così commentato la firma sull’accordo sui Tremonti bond durante la conferenza stampa sul Credit day al Tesoro: “Ora le banche non hanno più scuse per non concedere il credito; ad oggi con questi strumenti che diventeranno operativi in poche settimane possiamo combattere la restrizione del credito in modo serio. Non ci sono più alibi per fare restrizione del credito“. Nella conferenza stampa è intervenuto anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: “Gli osservatori sulla stretta creditizia stanno riscontrando un consenso di opinione pubblica elevatissimo: è evidente che dove si utilizza il denaro pubblico ci deve essere un controllo pubblico. Per noi gli osservatori sono la sede istituzionale territoriale più adatta per gestire eventuali episodi di crisi aziendali, oltre che uno strumento di controllo sull’accesso al credito da parte delle imprese“.

CIECA – La Marcegaglia, insomma, non vede bene qual è la situazione del sistema creditizio italiano: essendo le banche delle aziende, anche in presenza di coefficienti finalmente vicini a quelli delle loro “sorelle” europee, non potranno mai prestare denaro come se piovesse a tutte le imprese italiane, anche quelle palesemente in difficoltà e che non se la passavano bene nemmeno prima della crisi. Perché questo sarebbe controproducente nei confronti degli azionisti, visto che aumenterebbe i rischi di credito. A meno di non volere innescare un circolo vizioso, nel quale vedremo le banche italiane, alle prese con conti economici non floridi, che danno soldi a volontà ad un’economia reale che è già in crisi (con alte probabilità di sofferenza per i prestiti, quindi). Poi chiederanno altri soldi al governo tramite i bond di Tremonti perché il loro rapporto impieghi/patrimonio sballerà vieppiù, ma a patto che diano quei soldi di nuovo in giro allegramente. Insomma un piano quinquennale del credito dove lo Stato fa il finanziatore, decide come, quando e a chi si eroga il credito e tutti muti e zitti altrimenti chiamano i prefetti oppure il ministro dell’Economia mette il broncio.

SORDE – Dall’altra parte c’è chi non sente. Ovvero, le banche. Che non hanno ritenuto di dover replicare alle parole del presidente degli industriali, se non con la frase di prammatica pronunciata dal presidente dell’Abi, Corrado Faissola: “Dopo la firma dell’ultimo tassello per l’operazione dei Tremonti bond le banche per la loro struttura non potranno esimersi dal dare credito con la scusante del patrimonio non sufficiente“, ha detto. Sottintendendo quindi che se permangono altri problemi (ovvero le imprese che non lo meritano per ragioni diverse), il credito non verrà comunque erogato. Eppure il problema riguarda anche loro: la caratterizzazione più completa di questa situazione è che ci troviamo di fronte non tanto a una crisi di liquidità (con il costo del denaro a questi livelli e l’Euribor che ha finalmente preso a scendere, sarebbe impossibile), quanto a una crisi di solvibilità. Dove ciascun istituto non si fida dell’altro perché nessuno ha ancora messo in chiaro cosa ha davvero nascosto nelle pieghe dei bilanci. Questa è l’esortazione venuta dal governatore Mario Draghi in più occasioni, l’ultima durante il G8: “Trasparenza significa che tutte le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici dai loro bilanci: la cosa più importante è che si faccia luce esattamente sulla qualità dei bilanci bancari“. Purtroppo caduta sempre nel vuoto. Anche perché pure Bankitalia ha le sue colpe: dov’era la vigilanza quando le banche italiane sforavano verso il basso il Tier impieghi/capitali? O facevano qualche investimento in operazioni di dubbia solidità come [[Madoff]] o le banche nell’est europeo? Ma in ogni caso la strada indicata dal governatore è l’unica per far tornare il sistema creditizio alla normalità; specialmente i più grandi, che oggi grazie ai Tremonti bond possono cominciare a tirare un sospiro di sollievo dopo i rovesci delle Borse, che hanno messo in qualche caso in serio dubbio la resistenza di alcuni colossi. Ma per ora la richiesta di trasparenza sembra essere destinata a restare lettera morta.

MUTO – Nella commedia il ruolo del governo è quello di chi non parla. O meglio, parla anche troppo ma non di quello di cui dovrebbe. Dopo la fantastica scena del ministro Maroni che a La7 dice che i prefetti intimeranno ai direttori delle banche di dare credito alle imprese, e il rapido dietrofront che ha visto un ministro dell’Economia che aveva appena messo i panni di Robin Hood contro gli “speculatori“, correre in soccorso degli stessi con gli aiuti di Stato, più nulla. Eppure che la situazione sia più complessa, e quindi difficile da risolvere con gli sceriffi del credito, a via XX Settembre dovrebbero saperlo. O no?

2 commenti a Mamma, mi si è ristretto il credito

  1. La cosa più esilarante è che l’Italia fa parte dell’Eurosistema…

    …a queste condizioni dovrebbero cacciarci…

  2. Tua domanda:
    “Eppure che la situazione sia più complessa, e quindi difficile da risolvere con gli sceriffi del credito, a via XX Settembre dovrebbero saperlo. O no?”

    Mia risposta:
    “Hai un eccessiva fiducia nei neuroni e nelle sinapsi di chi occupa la stanza che fu di Quintino Sella.”

    Fidati. ;-)

    C.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>