Le Madres de Plaza de Mayo. Ancora una volta perchè non si dimentichi ciò che è stato.
Il titolo di questo pezzo si addice molto alla rubrica che, chi scrive, cura per questa testata telematica. Gli si addice indebitamente. I mille giovedì cui fa riferimento il titolo sono quei giovedì in cui le madri dei desaparecidos hanno manifestato a Plaza de Mayo a Buenos Aires in Argentina. Dal 30 Aprile 1977. Tutti i giovedì. Il 30 Aprile 1977 alle 15.30, poche decine. Poi, settimana dopo settimana, l’appuntamento
del giovedì raccolse centinaia, migliaia di madri. Con il loro pannolino in testa, la foto del figlio o della figlia appesa al collo. Perchè tutti sapessero. Per gridare il proprio dolore. La sofferenza calpestata dal governo argentino assieme al diritto al dolore. Queste madri non sapevano nulla, da anni, dei loro figli scomparsi. Niente, né notizie, né una tomba per cui e su cui disperare. “Qualche minuto dopo arrivò la polizia, ci strapparono le fotografie dal collo, ci picchiarono, ci insultarono, ci urlarono pazze, puttane, comuniste, ebree [..] Ma nelle mani ci era rimasto il pannolino, quello non erano riuscite a strapparcelo“. Come in “Ogni cosa è illuminata” le storie delle vittime di una dittatura sono fatte di oggetti, della ricerca e della custodia “liturgica” di oggetti e notizie. Quel puzzle di segni che costituisce il simulacro della memoria.
DIETRO UN ATTORE – Gisella Bein interpreta una madre a cui la dittatura e la violenza del Generale Videla, che prese il potere il 24 Marzo 1976 con un golpe militare, ha strappato la vita. Perse la figlia, scomparsa e fatta desapacida. Perse il marito, morto di crepacuore poco tempo dopo. Gisella Bein interpreta un monologo sul testo di Massimo Carlotto. Ex membro di Lotta Continua, autore e scrittore per il cimena giallo e noir, incriminato per omicidio, esule. Quindi graziato dal Presidente della Repubblica negli anni 80, periodo del suo ritorno in Italia e del suo ritorno alla scrittura. La Regia di “Più di mille giovedì” è di Renzo Sicco. Registi ed attori che hanno fatto una scelta. Che lavorano per il teatro e per la cultura in modo impegnato. Civile. Da uno specifico punto di osservazione, certo. Che è, spesso, levogiro. Ma che ha il merito di guardare, raccontare artisticamente, fatti che purtroppo non meritano l’evidenza delle cronache dell’informazione che conta. Quella, forse, troppo remunerata.
UN SILENZIO DUR
ATO TROPPO – Il 2009 per l’Argentina è un anno importante. Ci sono i processi a coloro che si sono macchiati di quei terribili fatti. Anche se dopo tanto tempo, si sta facendo lentamente chiarezza. Si stanno ricostruendo le responsabilità di quegli atroci anni. Di quelle nefandezze. Pensate che ogni ufficiale, nei decenni passati, si era sempre difeso facendola sempre franca dicendo di aver ubbidito ad ordini superiori. L’Ammiraglio Mas
sera, il più alto in grado, in occasione del processo che lo vide coinvolto, disse di aver ricevuto gli ordini direttamente da Dio. Molte madri non ci sono più. La vita gli ha dato delle ragioni per morire, e la morte le ha private di quell’unica ragione di vita: la giustizia. Per questo, le madri hanno socializzato la maternità. Ognuna di loro si sente madre di tutti i desapacidos. “Non posso pensare di morire senza avere sapuito nulla di mia figlia [..] Ogni 20 Aprile data del suo sequestro faccio pubblicare la sua foto su Pagina 12, l’unico giornale che accetta le nostre inserzioni” Questa terribile storia, che è vera, dura e terribile ci dice anche della speranza. L’ideale della “Ginestra“. Ed infatti, oggi, molte madri sono nonne. Già nonne. Perchè quelle figlie rapite barbaramente torturate sono state uccise dopo aver partorito su luridi tavolacci. Oggi 77 di quei nipoti sono stati ritrovati e dopo durissime battaglie legali affidati alle proprie famiglie legittime. Un piccolo successo. Una piccola fiammella in un’oscurità della civiltà. Si tratta di fatti accaduti solo poche decine di anni fa. Di un altro Olocausto. Olocausto due volte: di uomini e di informazioni.




(*desaparecidos*)
Beh, ma non li buttavano dagli aerei perche’ erano belle giornate calde d’estate?
C’e’ una splendida canzone di Patricio Manns che sempre ricordo sul tema: Vino del mar.
Grazie per ricordare eventi di cui ormai si parla tanto poco, lasciandoli precipitare in quell’”olvido” che e’ il maggior terrore di chi ha vissuto quei giorni.