Esteri

Terrorismo e sicurezza, Diritto vs. Giustizia

27 marzo 2009

I giudici della Corte Europea dei diritti dell’Uomo hanno bloccato per l’ennesima volta l’estradizione di presunti terroristi verso i loro paesi d’origine, per il concreto rischio per i deportati di essere torturati in patria. Dove iniziano i diritti umani e finisce il diritto alla sicurezza nazionale?

L’Italia è recidiva. Più volte la Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo ha bloccato delle sentenze dei nostri giudici che avevano deliberato l’estradizione di cittadini extracomunitari nel 2007, e nel 2008. Sempre tunisini: Essid Sami Ben Khemais e Mourad Trabelsi erano considerati vicini agli estremisti islamici.. La Tunisia, è bene ricordarlo, è uno dei pochi paesi con cui l’Italia ha stretto un accordo bilaterale per il rimpatrio.

IL CASO DI FRONTE ALLA CORTE – Ed ora la nuova sentenza della Corte blocca l’espulsione di otto cittadini tunisini, in attesa di questa sentenza dal 2006. Si sono appellati, come nei casi precedenti, all’articolo tre della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che recita:

Articolo 3 - Divieto della tortura.

Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

La difesa ha ricordato come in Tunisia, anche secondo il rapporto della organizzazione non governativa Amnesty International, è uno degli 81 paesi ‘certificati’ dove la tortura viene regolarmente praticata. Nell’ultimo suo rapporto, la Tunisia viene così descritta:

Buoni risultati sul piano economico e le positive riforme legislative della Tunisia ne hanno rilanciato la reputazione a livello internazionale. Ciò ha tuttavia mascherato una realtà più cupa in cui le tutele legali sono state spesso violate, i sospetti politici sono stati torturati nell’impunità e i difensori dei diritti umani sono stati oggetto di vessazioni. Le libertà di espressione e di associazione sono rimaste fortemente limitate. Molte persone sono state condannate a lunghe pene detentive al termine di processi iniqui per accuse collegate al terrorismo, anche davanti a corti militari e centinaia di altre, condannate negli anni precedenti al termine di processi iniqui, sono rimaste in carcere, alcune da oltre un decennio. Tra queste figurano possibili prigionieri di coscienza.

E sulla tortura spiega quanto segue:

Sono continuate le torture e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, in special modo presso il Dipartimento per la sicurezza di Stato. Particolarmente a rischio sono risultati i detenuti trattenuti in incommunicado. Le forze di sicurezza hanno frequentemente infranto il limite dei sei giorni di garde à vue e hanno trattenuto i detenuti in incommunicado anche per diverse settimane. Nel corso di questo tipo di detenzione, molti hanno accusato di essere stati torturati anche tramite percosse, sospensione in posizioni contorte, scosse elettriche, privazione del sonno, stupro e minaccia di stupro nei confronti delle donne della famiglia. Di fatto, in tutti i casi, le autorità non hanno condotto indagini o assicurato alla giustizia i responsabili.

Richard Reid

L’Italia, dal canto suo, ha cercato di confutare questi dati, portando un lungo dossier sulle condizioni dei diritti e delle carceri tunisine. Ma la Corte lo ha respinto come non attendibile. Si è venuto infatti a sapere che il documento era stato redatto in toto dal governo tunisino stesso. I giudici europei considerano che consegnare una persona – sia anche un terrorista – a uno Stato terzo che pratica la tortura, significa violare la Carta dei diritti che i paesi europei si sono dati a Roma il 4 novembre del 1950.

GLI ULTIMI CASIL’Italia non è ovviamente la sola che si è vista bloccare il suo piano di alleggerimento da individui potenzialmente pericolosi: nel maggio del 2008 la Russia non ha potuto estradare in Colombia un cittadino israeliano – Yair Klein – sospettato dalle autorità di Bogotà di terrorismo. Klein ha confessato di aver addestrato gli squadroni della morte dei cartelli del narcotraffico ed era stato già arrestato in Sierra Leone perché armava dei gruppi ribelli, ma sconterà la sua pena in Russia, dove l’Interpol lo ha arrestato. Un mese fa, sempre con le stesse motivazioni, ha vietato l’estradizione di Abu Qatada dal Regno Unito alla Giordania. Qatada è sospettato di aver reclutato Richard Reid (il “dinamitardo delle scarpe” che gettò nel panico il volo Parigi Miami nel dicembre del 2001) ed è ricercato per terrorismo anche in Algeria, Stati Uniti e Spagna. Insomma, non stiamo parlando di semplici criminali o di persone sgradite, ma vere e proprie minacce per i governi interessati.

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