Economia

La crisi secondo Bersani

24 marzo 2009

Il responsabile dell’economia e prossimo leader del Partito Democratico al Mani Fattura Festival di Pisa si lascia andare a una dura reprimenda nei confronti dei responsabili del disastro globale. Sbagliando clamorosamente obiettivo

dal nostro inviato IHC

Il Mani Fattura Festival di Pisa si è chiuso con il mancato confronto tra Pierluigi Bersani e Giulio Tremonti per defezione di quest’ultimo. Io ero presente per godermi lo spettacolo, e mi sono trovato un monologo di Bersani di cui non mi interessava nulla. Quel poco che ho sentito però è significativo, non tanto perché opinione del solito comunista rivestito di turno, ma in quanto mistificazione che a forza di venir ripetuta diventa “verità”: “non ci può essere buon equilibrio qui in Italia se non c’è in Cina e USA; questo ci insegna questa crisi“.

QUOD ERAT DEMOSTRANDUM – Questa massima ha un senso, considerato l’attuale paradigma di politica monetaria. Infatti l’attenzione delle Banche Centrali ad evitare movimenti eccessivi delle valute le porta a stipulare accordi di “fornitura” di valute (currency swap) che permettono di “ammorbidire” le spinte di massicci acquisti o vendite delle valute stesse, di fatto permettendo la trasformazione degli incrementi di offerta di moneta in un’economia in incrementi di moneta in qualsiasi altra parte del mondo. Ergo, se si creano squilibri economici in un certo punto del mondo, attraverso il canale monetario possono trasferirsi ovunque. Il meccanismo rievocato da Bersani (non ce l’ho con lui, è solo l’ultimo in ordine di tempo che io abbia sentito parlarne) parte dal fatto che la Cina invece di consumare ha canalizzato un elevatissimo risparmio nell’acquisto di titoli americani, spingendo così gli USA a eccedere nei propri consumi grazie a questo “generoso finanziamento”. Tra l’altro i bassi costi di produzione asiatici hanno delocalizzato la produzione USA, facendo sì che gli USA consumassero più di quanto producessero (e quindi si indebitassero all’estremo). Si hanno cioè due squilibri, l’eccesso di consumo da una parte e l’eccesso di risparmio dall’altra, che hanno provocato da una parte il crollo americano e dall’altra non hanno permesso un “motore asiatico” del consumo, e tramite la finanza (la moneta) hanno coinvolto il resto del mondo. Tutto il ragionamento ha senso finché non ci si chiede cosa spingesse i malvagi cinesi a risparmiare, e se davvero il problema sia nato in Cina.

6 commenti a La crisi secondo Bersani

  1. gloria

    “mistificazione che a forza di venir ripetuta diventa “verità”: mi piace molto questa considerazione, anche estrapolata dal contesto

  2. Juppes

    “ci ostiniamo a proteggere settori che non possono competere con le produzioni asiatiche. E allora si dice che sono i cinesi scorretti, che dovremmo far alzare il loro “ecc…

    DAJE

    siamo alle solite

    qui non si tratta di voler difendere a tutti i costi industrie obsolete che usano macchinari antiquati, superati, con notevoli rischi in tema di sicurezza del lavoro

    in tal caso si dovrebbe parlare giustamente di battaglia di retroguardia destinata alla sconfitta

    ma al contrario si tratta di difendere industrie (vedi le industrie meccaniche o di pompe idrauliche o chimiche-tessili) che sono all’ avanguardia

    che usano tecnologie all’ avanguardia almeno per quel settore, che tutelano al max la sicurezza sul lavoro, che pagano contributi e stipendi al di sopra della sussistenza

    al contrario soni i Cinesi ad utilizzare semmai nostre vecchie linee di produzione ormai inutilizzabili in italia

    ma nonostante questo i loro costi sono bassi

    ecchecevò, nun li pagano, li fanno lavorà er doppio, nun li assicurano la pensione (i paesi socialisti ricorrono al sistema famiglia di garanzia per la vecchiaia), mentre li liberisti alli anziani li vojono far morì, dicono che necessita er ricambio generazionale….e mò se mettono d’ accordo coi senzaddio o coi comunisti per l’ eutanasia

    ed allora, non di fallimento della politica industriale si deve parlare, ma di salvaguardia dell’ ideologia liberista che premia chi ha maggiore produttività……..mortificata però dagli artifici dei musi gialli

    meno banca, meno internet…..più suola di scarpe, più visite e giri all’ interno dell’ induastria…..

    dove si producono beni reali

    cerea

  3. AG

    Più che altro Leonà… che palle sto continuo confondere il Keynes che propugnava INVESTIMENTI, anche di natura statale, nei momenti di crisi con gli ideologi del CONSUMISMO di beni di cacca, propugnato da un capitalismo inefficiente a produrre beni realmente utili (cibo, case, energia) a prezzi inferiori.

  4. pietro

    Keynes ha detto letteralmente:
    Ogni volta che risparmi 5 scellini togli a un uomo un giorno di lavoro.
    Quindi la critica ai Keynesiani fatta da Leonardo mi sembra abbastanza opportuna.

  5. AG

    Infatti bisogna risparmiare i 5 scellini, comprarci i BOT e lasciare che sia lo Stato a spenderli ;)

  6. super Aktiengesellschaft,

    a me pare che Keynes abbia detto entrambe le cose, sia investimenti che consumi. E poi mica difendo il consumismo, che è in buona parte sempre figlio dell’utopia interventista delle banche centrali.
    In ogni caso qui mi riferivo al risparmio contrapposto alla domanda aggregata, che poi a volte scivoli a contrapporre il consumo di keynes al sano risparmio è solo per far incazzare te.

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