Il provvedimento del governo Berlusconi potrebbe avere effetti positivi sull’economia. Ma i numeri raccontano una storia un po’ diversa. Soprattutto in termini di vantaggi effettivi
La bozza del Piano casa attualmente circolante prevede che si possono ampliare del 20% volume per le unità residenziali e superficie coperta per ogni altra tipologia di tutti gli edifici ultimati entro il 2008 e costruiti prima del 1989. In caso di abbattimento integrale e di ricostruzione, si può arrivare al 35% del volume o della superficie. Può essere modificata anche l´altezza della nuova fabbrica portandola fino a “quattro metri oltre l´altezza massima prevista” Il tutto “in de
roga alle disposizioni legislative, agli strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi“. Per tutti questi interventi basta una d.i.a. (dichiarazione inizio attività), senza tanti permessi, entro il 31 dicembre 2010. L’obiettivo dichiarato è “di sostenere la domanda generale interna di beni e servizi, nell´attuale fase di congiuntura globale“. Per gli edifici storici, sottoposti a vincolo, ci sarà il silenzio assenso delle Sovrintendenze. Se entro un mese non si opporranno, il consenso si presumerà dato.
LA COMPETENZA E‘ REGIONALE – C’è un piccolo problema da superare: il testo sarebbe in contrasto con la Costituzione italiana, che all’art.117 stabilisce per questa materia la legislazione concorrente tra Stato e [[Regioni]]. In pratica, la potestà legislativa spetta alle Regioni, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Quindi, le regioni ricorrerebbero (vincendo) alla Corte Costituzionale perché la materia non è di competenza statale. Lo ha ricordato al governo Vasco Errani, il presidente della Conferenza delle Regioni italiane. Il governo dovrebbe ragionevolmente mettersi al tavolo con le Regioni e trovare un’intesa, anziché mostrare i muscoli. A meno che lo scopo del provvedimento non sia anche una “furbata” elettorale, in vista delle regionali del 2010 e della voglia di “riconquistare” al centro-sinistra un po’ di amministrazioni locali: una bella campagna elettorale contro i Presidenti in carica, rei di avere ostacolato l’azione del Governo e i prodigiosi effetti sull’economia del suo piano.
EFFETTI SULL’ECONOMIA – E’ difficile prevedere il vero effetto macroeconomico di un provvedimento. In questo caso lo hanno fatto la CGIA e il Cresme, con risultati (e ipotesi) simili. La simulazione della CGIA di Mestre considera sia l’abbattimento della vecchia abitazione e la sua ricostruzione con ampliamento fino al 30% (interesserebbe poco meno di duecentomila abitazioni), sia l’ampliamento del 20% delle abitazioni residenziali, con un effetto complessivo di 79 miliardi di euro. Il Cresme invece prevede un effetto di almeno 60 miliardi di euro stimando solo gli interventi su i 9 milioni e mezzo di edifici censiti e potenzialmente interessati. Entrambi gli studi ipotizzano che circa il 10% dei proprietari usufruisca dal piano casa che il Cresme e la Cgia definiscono “caute“.
GUARDIAMO BENE I NUMERI - Prendiamo per buone queste stime
. Il piano casa varrebbe quindi da solo circa il 35-40% del totale investimenti in edilizia (che sono di circa 180 miliardi di euro annui, come risulta dai dati di contabilità economica nazionale. Ovviamente, diluiti in tre anni, visto che il termine per presentare la dichiarazione di inizio lavori nella bozza governativa è il 31 dicembre 2010. Depurati dell’inflazione, potrebbero valere circa l’1% del Pil. Non male, effettivamente. Se le stime sono giuste. Ma i numeri non finiscono qui. Se guardiamo le cifre in termini di produzione di metri cubi, sempre prendendo per buone le stime del Cresme, ci sarebbe un aumento di cubature residenziali di circa un miliardo e mezzo di metri cubi in più: come costruire 2 città e mezzo come Roma entro metà 2011. Inoltre, va considerato che l’edilizia contribuisce per circa l’8% alle emissioni di CO2. Un aumento così consistente dell’attività avrebbe effetti pesantissimi su questa variabile. Diciamo il 35-40%. Con conseguenze sul costo dei diritti di emissione inquinante che dovremo “pagare“, in base al protocollo di Kyoto e al Piano di Bruxelles. E ci sarebbero anche il consistente aumento delle attuali 2.600 tonnellate di polveri sottili emesse dai processi di combustione per la produzione di cemento.




Già, bisogna sperare sia solo una panzana delle tante sparate da questo governo per far rumore.
Quantomai deprimente la cosa.
Ha appena dichiarato “Gli italiani lavorino di più!”. Facessero tutti i muratori! ._.
Scandaloso! Tutto può essere in italia tranne che occorra incoraggiare a costruire col “fai da te”! Se già si è deturpato troppo con le regole in vigore, figuriamoci rimuovendole..e poi non si andrà incontro a chi non può comprare casa, ma a chi ha già casa e soldi, e può permettersi di ampliare ed estendere quel che ha già, in altre parole agli speculatori dell’edilizia..e poi scusate, ma in italia vi sembra che ci sia penuria di costruzioni abitative?
@EsseEmme:
Stavolta non è solo una panzana, temo.
@Loska:
Lui è ancora un’apprendista muratore, o è già carpentiere capo?
@mariano:
In effetti, anche le regole in vigore non hanno evitato lo scempio del belpaese. ora siamo all’abolizione delle regole. Se non altro, eviteremo i condoni ex post.
@tutti:
E, soprattutto, manco a parlarne di un piano serio che affronti il problema, ben più decisivo, degli affitti. Mi vengono i brividi a pensare che Paese, che paesaggio ne risulterebbero se il piano fosse approvato (cosa che, sono sicura, non avverrà): una specie di degno contraltare “estetico”, visivo e ambientale di tante altre omologhe derive di questo Paese.
Complimenti, miei consueti, alla chiarezza di Carlo per l’analisi congrua di tutti gli addentellati della questione!
Un piano-casa “fai da te”…suona bene, però!
Peccato che una legge del genere non potrà mai essere applicata dalle mie parti, in quanto la costiera amalfitana fa parte del patrimonio dell’UNESCO!
E c’è tantissimo abusivismo qui!…quindi, il “fai da te” da queste parti è cosa vecchia!(purtroppo)
bel casino. Cappellacci qua s’è quasi inchinato (chiaramente a 90). Mi esprimerò più tardi dopo aver letto bene bene l’articolo. Per adesso rimango col “cui prodest?” in testa.
Mo si esce, a poi. Se non mi cade una tegola in testa mentre mi reco in macchina.
Giornata iper-ventosa. E qua non è che sia un fenomeno eccezionale.
@cordapazza:
Grazie. Un piano serio che affronti il problema c’era. E’ stato fatto fuori con la famosa manovra dei 9 minuti e mezzo.
@Lucia:
Sul fatto di non essere applicata dalle tue parti (bellissime, tra l’altro) non ci giurerei troppo…Tempo al tempo!
@Penelope:
Cui prodest?
Ai progettisti, ai palazzinari, a chi vuole fare speculazioni edilizie. E anche a un po’ di gente che s’era stufata di vincoli e vincoletti. Che questo sia un buon modo per far ripartire l’Italia, ho molti dubbi.
@tutti:
Ripartire sì ma per un profondo burrone! A parte che edilizia-condoni non si sono mai fermati in Italia..il calo delle presenze turistiche, o gli ingorghi permanenti per le strade non sono forse legati a questa frenesia mattonara tipicamente italica ? Il cavaliere é proprio “andato”, dopo l’alitalia doveva inventarsi anche la “deregulation” o “decondonation” nell’edilizia! Mah!
comicomics, beh sì fin lì ci arrivavo da sola hahahahahah io pensavo piuttosto ai *nomi* (soprattutto in casa mia.. ahh ora capisco perchè nizzi vuole gli assessorati del cemento.. hahahahha no scusate, *beghe di quartiere azzurro* diciamo così)
No ma ieri fatto il classico dietrofronto: “solo ville e villette”.. ahh il bene comune, questo sconosciuto!