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A Caracas tutto bene, grazie

Continuano gli scontri in Venezuela, nel corso delle proteste contro il presidente Nicolas Maduro. Nella giornata di ieri lo «sciopero civico» convocato dall’opposizione si è concluso con il tragico bilancio di quattro morti (sono 99 le vittime dall’inizio della tensione tra forze politiche). A peggiorare le cose è la situazione economica: i prezzi dei beni di prima necessità sono ormai alle stelle tant’è che le disastrose previsioni del Fondo monetario sull’inflazione al 2000% potrebbero avverarsi a breve e non nel 2018.

I ministri degli Esteri dei Paesi dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) non sono riusciti a trovare un accordo sulla crisi e negli scontri di ieri in piazza ci sono stati un centinaio di feriti. Abbiamo raccolto la testimonianza di un giovane italiano che vive a Caracas. Che ci racconta la sua vita scortata, fra l’ironico e il terribilmente serio, in un paese sull’orlo di una guerra civile.
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Sono due mesi, ormai, che dedico una ventina di minuti al giorno a rispondere ai messaggi di chi dall’Italia o altri Paesi è preoccupato per me dal momento che vivo a Caracas. Effettivamente la situazione è un po’ degenerata, ma non riesco a capire perché.

La mattina mi alzo e mi viene a prendere il mio autista armato, guidare nel traffico di Caracas tanto sarebbe una scocciatura e avere qualcuno che mi aspetta in garage mi stimola anche ad essere più puntuale. Tra l’altro da quando sono cominciate le manifestazioni si rimane spesso bloccati tra la gente e ho bisogno di qualcuno che pulisca la macchina qualora venisse colpita da una puputov, ovvero una delle molotov a base di escrementi che volano nel cielo dei cortei. Alla fine è un rischio accettabile nella città con il più alto tasso di omicidi al mondo, capitale del Paese che vanta ben 8 piazzamenti nei primi 50 posti di questa speciale classifica.
Uscendo ci fermiamo a fare il pieno di benzina e spendo 300 bolivares, uno dei beni sovvenzionati dal governo. Sono meno di 50 centesimi di dollaro al cambio bloccato ufficiale, al cambio nero invece sarebbero addirittura meno di 5: ancora meglio. In fondo il Venezuela è il Paese con le più alte riserve petrolifere al mondo, non starei troppo a preoccuparmi di incentivare un uso responsabile dell’ energia.

Al contrario della benzina, tutti gli altri beni sovvenzionati sono ormai introvabili e la produzione nazionale è paralizzata per mancanza di investimenti. Quindi al supermercato trovo un sacco di prodotti importati! I prezzi sono un po’di più alti che in Italia, ma il sapore di casa in fondo non ha prezzo. Lo stesso discorso vale per le medicine, ma chi non è disposto a spendere qualche soldo in più quando si tratta di salute?
Il pomeriggio mi faccio portare al club per giocare a tennis, un po’ di sport fa sempre bene e il tempo è sempre meraviglioso. Essere rinchiusi in carcere dovrebbe essere un atto puramente volontario con un clima del genere, infatti il tasso di impunità per i crimini è prossimo al 98% mentre Leopoldo Lopez, il leader dell’opposizione che si è consegnato alle autorità qualche anno fa, è ancora in cella.
Mangio qualcosa velocemente e poi dritto a casa per una bella doccia. Nel mio appartamento dei quartieri alti non manca l’acqua corrente come nel resto della città, ma non mi sembra un problema qua ai Caraibi, dove ci sono delle bellissime piogge tropicali.
Tutto sommato non mi sembra di passarmela troppo male e non capisco perché i miei amici si preoccupano. E, soprattutto, perché l’82% dei venezuelani vorrebbe le elezioni che il Governo sta negando. In fondo i governanti e chi è in affari con loro vivono come me e questo è un Paese comunista, quindi tutti sono uguali, pertanto tutti vivono così.

Un autista come il mio guadagna circa 200,000 bolivares al mese, assumiamo che in un mese faccia due pieni di benzina da 300 bolivares, avanzano ben 199,400 bolivares. Tolta la benzina dovrà comprare tutto il resto che gli serve per vivere al mercato nero a prezzi dollarizzati, dove per un dollaro oggi ci vogliono circa 5000 bolivares. Ovvero deve vivere con circa 40 dollari al mese, al cambio nero di oggi. Chissà domani, vista l’inflazione al 700%. Potrebbe lavorare nel settore petrolifero, la maggiore e forse ormai unica industria del Paese, e guadagnare un po’ di più. Peccato che se nel 2002 è stato uno dei 15mila lavoratori che hanno partecipato allo sciopero generale contro il chavismo, è stato licenziato già da 15 anni. Potrebbe lavorare nell’amministrazione pubblica ed avere accesso agevolato agli ultimi prodotti sussidiati disponibili. Peccato serva essere del partito. L’unica maniera di avere disponibilità di dollari come me che sono straniero, è essere fra i pochi privilegiati dal Governo. E allora ai venezuelani, già che in strada ci sono già finiti, forse conviene rimanerci, a protestare.

(testimonianza di Roberto Piraino. In copertina foto Zumapress ANSA. Credit Image: © Adrian Manzol via ZUMA Wire)