patata bollente
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Su Libero torna la «patata bollente»: questa volta per Lilli Gruber

Ricordate l’indecente titolo sessista e a doppio senso «Patata bollente», riferito ai guai giudiziari della sindaca di Roma Virginia Raggi e alla sua presunta relazione con l’ex capo della sua segreteria politca Salvatore Romeo? Quelle due parole sulla prima pagina di Libero del 10 febbraio scorso sono costate una sanzione dell’Ordine dei giornalisti al direttore responsabile del quotidiano Pietro Senaldi, perché non avrebbe dovuto autorizzare la pubblicazione.

 

patata bollente
(Immagine: screenshot dalla prima pagina del quotidiano Libero)

 

A parlarne è oggi un articolo di Vittorio Feltri, che denuncia anche un presunto doppiopesismo dei giudici dell’Albo. Per condannare la decisione dell’Ordine nei confronti della sua testata il giornalista tira in ballo la collega Lilli Gruber e la sua trasmissione Otto e Mezzo, evidenziando che nel corso della puntata di martedì scorso, parlando delle polemiche su Maria Elena Boschi (l’ex ministra è accusata di aver fatto pressioni su Unicredit chiedendo l’acquisto di Banca Etruria), ha affermato: «Il presidente Gentiloni si trova una superpatata bollente da gestire». Scrive Feltri:

Non vi è dubbio che patata bollente fosse riferita alla ex ministra Boschi. Ma non risulta che l’Ordine dei giornalisti abbia promosso un procedimento disciplinare a carico della stupenda Lilli. La sua patata, pur bollente, è stata evidentemente giudicata meno bollente di quella di Virginia. Come mai questa differenza fra due tuberi dello stesso genere? L’unica spiegazione è che la medesima patata incandescente in bocca a Senaldi sia peccaminosa, mentre in bocca alla Gruber sia innocente.

Inutile dire che la difesa di Feltri è un po’ maldestra. Se infatti da una parte il titolo sulla Raggi alludeva, oltre che ad una complicata vicenda giudiziaria e politica, anche ad una relazione sentimentale in quei giorni chiacchierata (ma mai provata), l’espressione «patata bollente» riferita alla vicenda Boschi non è affatto maliziosa. La Gruber ha utilizzato un’espressione comune, un modo di dire diffuso, per indicare solo e semplicemente una situazione complicata, difficile da risolvere, in cui qualcuno rischia di rimetterci personalmente. In quel titolo in prima pagina di Libero, invece, s’intendeva, chiaramente, anche altro. Nel sommario venivano ricordate perfino le «Olgettine» che frequentavano le residenze di Silvio Berlusconi e nell’articolo Feltri parlava di «peccati della carne» e «del pesce». No, non era una questione di tuberi.

(Foto: ANSA / ANGELO CARCONI)