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Camper incendiato a Roma, c’è il volto e il nome di chi ha lanciato la molotov

L’uomo che la notte tra martedì e mercoledì ha provocato l’incendio del camper di una famiglia rom in viale Primavera a Roma, nel piazzale di un centro commerciale, causando la morte di tre sorelle, una ragazza di 20 anni e due bambine, di 10 e 4 anni, ora ha un volto e un nome. È quanto racconta oggi il quotidiano Il Messaggero in un articolo a firma di Michela Allegri e Alessia Marani. A lanciare la bottiglia incendiaria è stato un pregiudicato. A fornire l’identikit alla Squadra Mobile sono stati i fotogrammi delle immagini delle telecamere di sorveglianza.

 

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CAMPER INCENDIATO, IN AZIONE COMMANDO DI TRE PERSONE

Il responsabile delle fiamme che in pochi secondi hanno avvolto il veicolo è un uomo alto, magro, con il viso scavato. Ha circa 30 anni ed ha precedenti per rapina, furto e ricettazione. Ora rischia l’arresto per omicidio. Probabilmente nel raid contro la famiglia rom non ha agito da solo. Alla spedizione avrebbero partecipato anche altre due persone. Prima del lancio della molotov il commando avrebbe cosparso il veicolo di liquido infiammabile. Si legge sul Messaggero:

Gli inquirenti seguono più piste, ma hanno un’idea precisa: la strage avrebbe alle spalle screzi, vendette, tradimenti e interessi economici. Il padre Romano che, con la moglie Mela e gli altri 8 figli, mercoledì notte è riuscito a scampare alle fiamme, ha detto di aver subito minacce. Sua madre ha dichiarato che la famiglia aveva avuto screzi con i parenti dei tre rom finiti in manette per la morte di Yao Zhang, la studentessa cinese derubata e poi travolta da un treno mentre inseguiva i ladri vicino al campo di via Salviati, dove gli Halilovic risiedevano. Romano ha parlato anche di altre intimidazioni, che lo hanno spinto a lasciare l’insediamento. La stessa cosa, però, era successa nel campo de la Barbuta, dove la famiglia aveva abitato. L’ultimo avvertimento, una settimana fa: il camper di nonna Halilovic è stato incendiato. A bordo, però, non c’era nessuno.

(Immagine da archivio Ansa)