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Divorzio e calcolo dell’assegno al coniuge: ora non vale più il tenore di vita

Nel calcolo dell’assegno in favore dell’ex coniuge dopo il divorzio non bisogna più tener conto del tenore di vita. È quanto stabilito da un verdetto della Corte di Cassazione, chiamata ad esprimersi sulla somma che l’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli doveva corrispondere all’ex moglie, imprenditrice. La Superma Corte nella sua sentenza ha stabilito che se c’è autosufficienza economica cessa il mantenimento e che un ex coniuge dovrà preoccuparsi solo di assicurare all’altro ex partner un tenore di vita dignitoso nel caso non sia autosufficiente.

 

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DIVORZIO E ASSEGNO ALL’EX CONIUGE: COSA CAMBIA

Cosa succede ora? La decisione della Cassazione, verdetto 11504, non risulta vincolante per le future sentenze dei giudici, ma il nuovo orientamento avrà inevitabilmente un’influenza. Se, fino ad oggi, le conseguenze economiche del divorzio sono state stabilite quasi esclusivamente sulla base del tenore di vita della coppia, ora si dovrà valutare l’indipendenza e l’autosufficienza del coniuge.

La sentenza fa chiaramente riferimento ad un costume mutato da quando, circa 40 anni fa, è stato introdotto il divorzio. I giudici spiegano che bisogna «superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come ‘sistemazione definitiva’» perché è «ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile». «Si deve quindi ritenere – afferma la Suprema Corte – che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale».

La Cassazione specifica inoltre che sono salve le tutele per i figli dei coniugi che divorziano. A loro dev’essere sempre garantito lo stesso tenore di vita che gli veniva garantito quando i genitori stavano insieme.

(Foto generica da archivio Ansa)