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Giuseppe Serravezza, l’oncologo in sciopero della fame simbolo della protesta No Tap

Si chiama Giuseppe Serravezza. Ha 66 anni. Per difendere la sua terra è disposto anche a mettere a rischio la propria salute. È l’oncologo di Casarano, in provincia di Lecce, che in queste settimane è diventato uno dei simboli della protesta e della resistenza del Salento contro il gasdotto Tap a Melendugno. Durante 12 giorni di sciopero della fame e della sete, il medico ha perso 12 chili. I medici hanno hanno evidenziato gravi rischi per la sua salute. La funzionalità renale è risultata alterata. Lunedì mattina ha poi interrotto il suo digiuno, ma solo per rimettersi in forze per partecipare alla manifestazione anti-Tap che i sindaci salentini terranno giovedì 11 sotto Palazzo Chigi.

 

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GIUSEPPE SERRAVEZZA, ONCOLOGO NO TAP: L’IMPEGNO

L’impegno di Serravezza parte da lontano. Quando diventa primario del Polo oncologico Casarano-Gallipoli e inizia a rendersi conto che nella zona alcune patologie tumorali sono più frequenti che in altre aree della Puglia. È il caso, ad esempio, nelle neoplasie al pomone e alla vescica, che lo spingono a realizzare una serie di studi insieme alla Lilt,  la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, di cui è stato presidente e di cui oggi è responsabile scientifico. Racconta Chiara Spagnolo su Repubblica:

Nel 2014 il medico si diceva convinto che «le emergenze ambientali di alcune zone del Sud, Puglia, Campania e Basilicata, sono la causa del preoccupante incremento della mortalità per cancro». Il riferimento era alle industrie che da Taranto e Brindisi mandano le emissioni nocive verso Lecce, grazie ai venti che spirano quasi sempre da nord, alle mille discariche abusive, ai rifiuti interrati. Proprio la richiesta di verità sui veleni sepolti nelle campagne del Capo di Leuca è stata una delle battaglie di Serravezza degli ultimi anni, insieme a quella per evitare la realizzazione della centrale a Biomasse a Casarano. «Anche in quella circostanza dicevano che era già tutto deciso – ha ricordato – ma l’opposizione popolare è riuscita a bloccare i progetti».

È nel 2012 che comincia la sua battaglia contro la Tap, quando aiuta il Comune di Melendugno a scrivere osservazioni per bloccare la Via (la Valutazione di impatto ambientale) concessa dal Ministero dell’Ambiente per l’opera.

GIUSEPPE SERRAVEZZA, ONCOLOGO NO TAP: LA PROTESTA

I dubbi dell’oncologo sono legati alle emissioni prodotte dal terminale di ricezione. Ma a preoccuparlo non sono le emissioni in sé, bensì il cumulo di inquinanti in un’area che Arpa Puglia già nel 2014 definì tale «da non potersi permettere ulteriori pressioni».

«Sentivo questo dovere, lo dovevo ai tanti malati che non ci sono più e che mi hanno chiesto spesso di pensare ai loro figli. E l’unico modo per pensare ai loro figli è quello di impedire che questo territorio si abbrutisca ancora di più di quanto non lo sia già», sono le parole di Serravezza in un messaggio audio al sesto giorno di sciopero della fame. «Continuo a sentire dire che siamo degli illusi, che ormai le cose sono molto avanti, che la politica ha deciso. Io sto chiedendo alla politica di ripensare il tutto. Il rischio di commettere crimini nei confronti dei nostri figli ci deve guidare in queste decisioni».

Una battaglia condotta, dunque, anche con il corpo. I colleghi medici hanno temuto che il suo cuore potesse cedere. «C’è un uomo – ha fatto sapere la famiglia in questi giorni – che rischia la vita per dare la voce a una terra che vuol decidere il proprio futuro». E a quanto pare non ha intenzione di fare passi indietro.

La notizia dello stop allo sciopero della fame e della sete (temporaneamente sospeso) è arrivata lunedì mattina. L’obiettivo dell’interruzione sarebbe solo quello di rimettersi in forze per partecipare alla manifestazione anti-gasdotto che i sindaci del Salento terranno l’11 maggio sotto Palazzo Chigi.

(Foto da archivio Ansa)

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