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«Meat sounding», la Commissione europea dà ragione all’industria vegan

Sarà capitato a tutti di entrare in un supermercato e di trovare, nei vari reparti, «affettati vegani», «ragù vegani», «hamburger vegani». Da tempo, l’industria zootecnica – nel tentativo di recuperare quote di mercato (-5,8% nei primi dieci mesi del 2016 per il consumo di carni rosse, -5,3% per il consumo di salumi nello stesso periodo) ha cercato di ostacolare questo tipo di denominazioni, definite «meat sounding», con ogni mezzo. Gli europarlamentari Paolo De Castro (PD) e Giovanni La Via (Area Popolare), hanno presentato un’interrogazione alla Commissione europea in merito. E l’Europa ha risposto picche.

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IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE SUL «MEAT SOUNDING»

Nell’interrogazione si legge testualmente: «pur non violando le regole, si riscontrano pratiche tese a promuovere la vendita di prodotti per vegani e per vegetariani che si avvantaggiano di denominazioni chiaramente riferibili a prodotti a base di carne». La Commissione non ha rilevato, appunto, alcun tipo di violazione (come, del resto, indicato nella premessa dell’interrogazione), facendo riferimento all’allegato VI parte A, punto 4 del Reg. UE 1169/2011. Qui si ricorda che occorre sempre leggere l’etichetta che spazza via ogni dubbio sugli ingredienti utilizzati per la preparazione del prodotto.

Ovviamente, tutto ciò non riguarda le denominazioni protette (come «panettone», «savoiardi», «prosciutto cotto»), che hanno degli specifici disciplinari e che, quindi, non possono essere utilizzate per identificare dei prodotti vegani. La risposta della Commissione europea arriva in un momento in cui il comparto delle carni aveva condotto una vera e propria crociata contro questo tipo di prodotti vegan.

Contro il cosiddetto «meat sounding», infatti, sono stati usati toni piuttosto aspri, in modo particolare su alcuni siti d’informazione settoriale. Si è parlato addirittura di «trattazioni psicologiche» su chi «evita certi cibi e poi insiste nell’evocarne i nomi». Inoltre, è stata sottolineata una presunta scarsa trasparenza nei confronti dei consumatori, screditando così il comparto vegan. La Commissione europea, tuttavia, ha impedito questa deriva, con una risposta definitiva a questo falso problema.

(FOTO: Eric Paul Zamora/TNS via ZUMA Wire)