gianluca frezza
|

La storia del dipendente Atac malato al quale il Comune di Roma chiede 45mila euro

Quando il dolore lascia spazio alla solidarietà di colleghi ed amici: così Gianluca Frezza vede uno spiraglio di luce alcune vicende che lo hanno provato profondamente. In primis problemi legati alla salute, ovverosia una malattia dal decorso cronico e progressivo che lo ha portato ad una totale invalidità. Intanto lo stesso era stato ospitato in un residence su iniziativa del Comune di Roma da quasi dieci anni; in seguito l’amministrazione con delibera ha cambiato i requisiti ed ora è arrivata a chiedere addirittura 45mila euro dovuti alla permanenza a spese del Campidoglio.

LEGGI ANCHE > L’interrogazione «urgente» su SPQR e la Roma. L’assist a Virginia Raggi

LA MOBILITAZIONE PER GIANLUCA FREZZA

Intanto sono già in centinaia ad essere d’accordo per dare una quota dello stipendio con la finalità di una maxi-colletta per il dipendente dell’Atac. Lo stesso Michele Frullo, in qualità di delegato Usb dell’Atac, muove la richiesta diretta ai colleghi per trattenere dieci euro a testa dalla busta paga di maggio. Commenti di felicitazione da parte di Gianluca Frezza dopo le adesioni alla proposta, in continuo aumento tra l’altro: «È già la seconda volta che tentano di sfrattarmi. In questa occasione però – continua il quarantasettenne – ero senza speranze se non fosse giunto l’aiuto dei colleghi del sindacato che mi hanno permesso di rientrare ed adesso gli stessi mi stanno aiutando. Sono senza parole per questo gesto inaspettato».

LA LEUCEMIA ED I DEBITI DI GIANLUCA FREZZA

Ospitato da un residence grazie al Comune di Roma dal 2008, in un’intervista al Fatto Quotidiano ha dichiarato: «Vivevo in una casa con la mia famiglia dove pagavo circa 800 euro di affitto, poi è arrivata la malattia. Ho dovuto fare esami su esami, iniziare le cure ed infine abbiamo anche scoperto che la mia bambina non era come tutte le altre». Purtroppo anche la figlia soffre di una patologia delicata che la rende non autonoma, quindi in continuo bisogno di cure peculiari. «Per riuscire a pagare i debiti ho richiesto un prestito, ma, nonostante mi sia stato concesso, i soldi non sono bastati e siamo finiti a dormire in macchina. Tutti e tre: io, mia moglie e la nostra piccolina che allora aveva 2 anni» racconta Frezza nell’intervista.

IL COMUNE DI ROMA PRIMA AIUTA E POI CHIEDE SOLDI A GIANLUCA FREZZA

È stato lo stesso dipendente Atac ad aver avanzato domanda per ottenere un alloggio popolare prima di essere ospitato in un residence su iniziativa del Comune. Qualche anno dopo, nel 2015, l’Amministrazione ha cambiato le regole ed i nuovi limiti di reddito che danno diritto all’assistenza: senza preavviso, Gianluca si è ritrovato senza casa e senza sapere come provvedere ai bisogni dei familiari. Una lettera del Campidoglio ha seguito la delibera, la quale riportava una richiesta di 45mila euro per i due anni passati nel residence senza averne diritto.

(in copertina foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)