Porta a Porta e la bufera per l’Iset: il test che «predice» il cancro

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Perché la scoperta (e il libro) della ricercatrice Patrizia Paterlini-Bréchot ha fatto saltare i nervi agli oncologi di mezza Italia

Porta a Porta è finita al centro delle polemiche per aver ospitato nei suoi studi della dottoressa Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare all’università di Paris-Descartes. Il medico italo francese ha presentato il il suo libro “Uccidere il cancro”. Nell’opera Paterlini-Bréchot parla del test “ISET” (in vendita su internet a 486 euro) da lei stessa brevettato «in grado di diagnosticare il tumore invasivo con diversi anni di anticipo rispetto al manifestarsi della malattia».

La tecnologia ISET® è un metodo diagnostico estremamente sensibile che identifica la presenza di cellule cancerose nel sangue sulla base di una semplice analisi del sangue. La presenza di cellule cancerose nel sangue è, senza alcun dubbio, un segno dell’invasione tumorale e che il paziente è a rischio di sviluppare metastasi. (dal sito ufficiale del Iset)

Si tratta di un test che può esser effettuato anche all’Istituto SDN di Napoli: Qui un servizio del Tgr.

PORTA A PORTA, L’ISET E LA POLEMICA CON GLI ONCOLOGI ITALIANI

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica non ha preso bene l’ospitata. «Le notizie diffuse dai media ed in particolare da quelli pubblici, per il loro peso, hanno un ruolo importante nella corretta informazione dei cittadini e dovrebbero garantire a tutti la conoscenza di notizie sui temi relativi alla salute e, in particolare, al cancro supportate da chiare evidenze scientifiche – scrive in una nota Pinto, il presidente -. Non è possibile indicare un anno in cui sconfiggeremo i tumori: si tratta di una lotta che viene combattuta ogni giorno, grazie alla prevenzione, alla ricerca scientifica e alle nuove terapie. È fuorviante, soprattutto se lo strumento utilizzato è il servizio pubblico, far credere ai cittadini che basti un semplice test del sangue per individuare in anticipo la malattia e sconfiggerla prima che si manifesti». «Mancano dati che validino con studi clinici controllati l’impiego di questo tipo di esame nella pratica clinica – ha aggiunto il direttore dell’Oncologia all’IRCCS Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia – Le conclusioni della professoressa Paterlini-Brechot sono infatti basate su di un unico studio pubblicato nel 2014 da un gruppo francese».

Al comunicato Aiom ha replicato Bruno Vespa: «Mi auguro che il presidente dell’Aiom, Carmine Pinto, accetti il confronto a Porta a porta con Patrizia Paterlini- Brechot per chiarire ogni possibile malinteso su un’innovativa ricerca sul cancro. I maggiori oncologi italiani sanno con quanto rigore la nostra trasmissione abbia sempre affrontato questi temi. Durante l’intervista con la Paterlini deliberatamente non abbiamo fatto cenno ai centri privati italiano e francese che effettuano ricerche su pazienti proprio per non alimentare illusioni improprie».

ISET, GLI STUDI E LA FASE PRELIMINARE

Ma chi ha ragione, la scienziata italiana che fa ricerca a Parigi o il presidente AIOM? In Italia sono disponibili già alcuni test per chi è portatore di mutazioni con sindromi ereditarie a rischio di sviluppare il cancro o ha già avuto fra i parenti più stretti un certo numero di casi di cancro (che indicano la presenza di ereditarietà genetica). Qui potete vedere il servizio Rai di “Porta a Porta” su Patrizia Paterlini-Bréchot. La polemica però non accenna a diminuire.

«E’ inaccettabile che la televisione di Stato permetta a ricercatori in palese conflitto di interessi di diffondere informazioni sulla salute delle persone non ancora validate dalla comunità scientifica e che al momento non hanno nessuna applicazione reale nella pratica clinica e nella sanità pubblica», ha tuonato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Si «smentisce categoricamente la notizia e chiede alle istituzioni una rigorosa governance delle informazioni sulla salute trasmesse dal servizio pubblico». «Milioni di italiani in questi giorni – dice l’associazione – si stanno chiedendo dove effettuare il tanto semplice quanto miracoloso esame del sangue che permette di sapere se il nostro corpo sta per essere (o è già stato) invaso dalla malattia più temuta, il cancro. Dopo l’ampio spazio su vari quotidiani, anche il (dis)servizio pubblico di Porta a Porta ha permesso alla dottoressa Paterlini-Bréchot di presentare il suo libro ‘Uccidere il cancro’. Il cavallo di battaglia della ricercatrice è il cosiddetto test Iset*, che sarebbe in grado di diagnosticare il tumore con diversi anni di anticipo, alla modica cifra di 486 euro, ovviamente (e giustamente) non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale». Secondo Gimbe «il livello di validazione del test dal punto di vista scientifico è assolutamente preliminare, come dimostra anche l’ultimo studio pubblicato a gennaio (su ‘Plos One’)». In altri termini, precisa Gimbe, «come ha già rilevato ieri Carmine Pinto, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), non conosciamo affatto la capacità del test di predire i tumori, semplicemente perché non è ancora stato valutato in rigorosi studi clinici sull’uomo». 

Il sito web dell’azienda Rarecells, riferisce Gimbe, «riporta che ‘la tecnologia Iset* è stata validata da oltre 50 studi scientifici indipendenti realizzati su oltre 2 mila pazienti affetti da differenti tipologie di tumore e più di 600 soggetti sani». Tuttavia, fa notare ancora la Fondazione, «i suddetti studi sono sì sostenuti da avvincenti ipotesi scientifiche e promettenti risultati preliminari, ma non legittimano alcuna raccomandazione per la pratica clinica, né tantomeno informazioni da diffondere alla popolazione, a dispetto di quanto affermato in maniera molto convincente sul sito web ‘isetbyrarecells.com/it’. A riprova di questo il test non è citato, né tantomeno raccomandato, da nessuna linea guida nazionale o internazionale sulla diagnosi di alcun tumore».

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