Coop antibiotici
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Svolta Coop, sugli scaffali arriva la carne di animali allevati senza antibiotici

È una rivoluzione che parte dagli scaffali della Coop e che arriva direttamente sulle tavole degli italiani. La catena della grande distribuzione ha fatto partire la campagna «Alleviamo la salute», annunciando che dal 27 aprile è stata immessa sul mercato una nuova linea di pollo e di cinque avicoli speciali «Fior Fiore» allevati senza l’utilizzo di antibiotici, con tanto di etichetta che lo certifica. Dall’estate, poi, è in programma il lancio di due tipologie di uova prelevate da galline allevate secondo questo stesso criterio. E alla fine si cercherà di limitare il più possibile l’utilizzo di antibiotici anche per i bovini e per i suini. Il tutto parte da un’iniziativa spontanea di un’azienda, mentre l’Italia è ancora ferma dal punto di vista legislativo sulla questione degli antibiotici somministrati negli allevamenti.

I DANNI DELL’USO DEGLI ANTIBIOTICI NEGLI ALLEVAMENTI

L’utilizzo di questo tipo di farmaci è indice di uno scarso benessere animale: negli allevamenti intensivi, infatti, la diffusione di malattie è molto più frequente. Gli antibiotici servono per arginarle, ma contribuiscono anche ad aumentare la cosiddetta antibiotico-resistenza, con danni evidenti non soltanto per la salute degli animali, ma anche per l’uomo. Basti citare una recente previsione del rapporto Review on Antimicrobial Resistance, voluto dall’ex premier britannico David Cameron nel 2016, che evidenzia come nel 2050 i morti a causa delle infezioni batteriche non più curabili dagli antibiotici nel mondo saranno circa 10 milioni. 

Numeri alla mano, l’impegno della Coop per combattere questa pratica risulta essere decisamente alto. Nel progetto sono coinvolti circa 1600 allevamenti in tutta Italia, per un totale di 14 milioni di animali ogni anno. Gli animali vivranno meglio e, di conseguenza, avranno meno bisogno di essere curati. La gestione degli allevamenti cambierà drasticamente, aiutata anche dalla richiesta della Coop ai propri partner, fatta a inizio 2017, di collocare delle telecamere sia nelle stalle, sia nei macelli per monitorarli costantemente.

Coop antibiotici

L’INIZIATIVA DELLA COOP PER LIMITARE L’IMPIEGO DI ANTIBIOTICI

«La nostra scelta – spiega Silvia Mastagni, responsabile dell’ufficio stampa di Coop – non è nata dall’oggi al domani. Noi ci siamo sempre impegnati sul tema del benessere animale e abbiamo fatto diverse campagne in passato. Del resto i nostri consumatori sono molto sensibili a queste tematiche e sono molto interessati all’acquisto di prodotti portati sugli scaffali attraverso scelte che tutelino la salute». La Coop, in realtà, applica già da tempo controlli molto severi sui propri allevamenti, ma cercare di ridurre all’osso l’impiego degli antibiotici comporterà ulteriori attenzioni: «Noi effettuiamo da sempre controlli maggiori rispetto a quelli previsti dalla legge – continua la Mastagni – e siamo molto rigidi con i nostri fornitori quando le loro pratiche non corrispondono ai criteri decisi dai nostri capitolati. Per evitare l’utilizzo degli antibiotici, inoltre, gli animali negli allevamenti saranno di meno, avranno un’alimentazione particolare e dovranno essere costantemente monitorati. Va da sé che il prezzo di questi prodotti con l’etichetta allevato senza antibiotici costeranno un po’ di più». Si parla, infatti, di un costo aggiuntivo del 5-10% rispetto a prodotti analoghi, a seconda della filiera. La Coop, in ogni caso, sta cercando di calmierare il prezzo finale per non gravare troppo sul consumatore.

LA BATTAGLIA DI COMPASSION IN WORLD FARMING

In attesa che altre catene di grande distribuzione imitino l’esempio della Coop – così come accaduto, ad esempio, con le uova di galline allevate a terra -, l’azienda incassa i complimenti di Compassion in world farming (CIWF), la onlus che lavora per la protezione e il benessere degli animali allevati a scopi alimentari. «È positivo che Coop abbia deciso di ridurre l’uso di antibiotici nella zootecnia – ha commentato Annamaria Pisapia, direttrice italiana di CIWF -. In Italia, oltre il 70% degli antibiotici venduti viene somministrato agli animali negli allevamenti (il nostro è il terzo Paese in Europa dopo Cipro e Spagna per uso di antibiotici sugli animali, ndr) e questo abuso di farmaci è un grave problema a livello di salute pubblica». Un problema che, almeno al momento, non riesce a far breccia nei vertici delle istituzioni: «È scandaloso – continua Pisapia – che il ministero della Salute non abbia ancora fatto niente di vincolante per la riduzione degli antibiotici nella zootecnia. Noi di CIWF, insieme ad altre 21 organizzazioni, abbiamo chiesto da novembre un incontro al ministro per discutere di un piano obbligatorio per ridurre gli antibiotici e non abbiamo ancora ricevuto riscontro».

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L’INIZIATIVA DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Risposte che vengono chieste anche dal deputato del Movimento 5 Stelle Mirko Busto, molto impegnato sul fronte della lotta contro gli allevamenti intensivi: «Bene la Coop su riduzione degli antibiotici e sull’introduzione delle telecamere negli allevamenti e nei mattatoi – spiega il parlamentare -: è una scelta di una singola azienda che va nella direzione di quello che abbiamo proposto. La legislatura, ormai, è agli sgoccioli, ma noi siamo intenzionati a proporre una commissione d’inchiesta parlamentare sui temi del miglioramento della qualità negli allevamenti italiani. E anche noi abbiamo chiesto, sia in maniera formale sia in maniera informale, al ministero della Salute dei confronti sul tema degli antibiotici negli allevamenti, senza ricevere risposte. Capisco che può creare qualche imbarazzo perché il settore alimentare in Italia è sempre stato immagine di qualità. Il problema è che questa qualità bisogna realmente farla emergere: se si usano gli antibiotici, invece, si creano danni dal punto di vista sanitario».

In realtà, questo piano del ministero della Salute per contrastare la resistenza agli antibiotici è atteso da tempo. Nel 2016 l’allora sottosegretario Vito De Filippo lo aveva annunciato entro il 2017, in risposta a una serie di interrogazioni parlamentari seguite a una puntata di Report che denunciava lo sfruttamento degli animali negli allevamenti intensivi. Prima ancora, il tema più vasto del dibattito sugli antibiotici era stato affrontato in una mozione che aveva come prima firmataria la deputata Ilaria Capua di Scelta Civica, poi dimessasi da parlamentare. Ma, al momento, tutto resta fermo sul piano istituzionale. Nel frattempo, sta alle singole aziende e ai singoli allevatori portare avanti le buone pratiche del benessere animale.

(FOTO: campagna Coop “Alleviamo la salute”)