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Dj Fabo, richiesta d’archiviazione per Cappato. Il suicidio assistito non viola il diritto alla vita

Marco Cappato non sarà processato per aver aiutato Dj Fabo a morire in Svizzera dopo anni di sofferenze seguite a un drammatico incidente stradale, se il gip di Milano accoglierà la richiesta di archiviazione firmata dal pm Tiziana Siciliano e Sara Arduino . Abitualmente le richieste di archiviazione vengono accolte dai giudici che decidono se rinviare a processo un indagato o meno. La motivazione con cui è stata richiesta l’archiviazione di Marco Cappato è particolarmente rilevante, visto che riconosce una importante novità. Per la magistratura il diritto a una morte dignitosa è importante come quello alla vita, e aiutare una persona al suicidio assistito non è equivalente all’istigazione a togliersi l’esistenza, il reato per cui era stata aperta l’indagine sul tesoriere dell’associazione Luca Coscioni.

Non pare peregrino affermare che la giurisprudenza anche di rango costituzionale e sovranazionale ha inteso affiancare al principio del diritto alla vita tout court il diritto alla dignità della vita inteso come sinonimo dell’umana dignità

Come rimarcato nell’atto firmato dai pubblici ministeri Tiziana Siciliano e Sara Arduino , le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile e/o indegna dal malato stesso. Marco Cappato si era autodenunciato per istigazione al suicidio dopo aver portato Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, in Svizzera, in una clinica di Zurigo che consente il suicidio assistito. L’ex deputato europeo ha commentato sulla sua pagina Facebook l’evoluzione dell’indagine nei suoi confronti, . Ieri ha espresso soddisfazione per l’archiviazione.  

La procura ha chiesto la mia archiviazione per l’aiuto a Fabo. Bene. In attesa della decisione del GIP, posso confermare che è in corso e continuerà l’azione di aiuto alle persone che vogliono ottenere, in Italia o all’estero, l’interruzione delle proprie sofferenze.

Oggi ha rimarcato il rilevante significato delle motivazioni alla base della richiesta di archiviazione.

La vita è un diritto, non un dovere. Sulla base delle motivazioni proposte dal PM, l’assistenza alla morte volontaria di una persona affetta da malattia irreversibile si potrebbe fare non solo in Svizzera, ma anche in Italia.

Marco Cappato è indagato per lo stesso reato anche presso la procura di Massa per la morte di Davide Trentini. In una intervista a Repubblica di oggi, Mina Welby, anch’ella indagata per lo stesso reato di Cappato per la morte di Davide Trentini, rimarca come la richiesta di archiviazione contenga una forte novità.  «Quello che non mi aspettavo invece sono le parole scritte dalle due pm. E cioè che il suicidio assistito non viola il diritto alla vita, quando questa è ritenuta intollerabile e non più dignitosa da una persona malata. Dette da due giudici sono affermazioni straordinarie».  Mina Welby ha lanciato un appello per il passaggio della legge sul testamento biologico al Senato dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati.