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Left, giornalisti proseguono lo sciopero: «Quali licenziamenti vuole fare l’editore?»

I giornalisti di Left hanno proclamato altri sei giorni di sciopero che si sommano ai quattro della settimana scorsa. La redazione sta protestando contro i licenziamenti prospettati da Matteo Fago, editore della rivista ed ex editore de L’Unità.
«L’editore continua a non dare informazioni al fiduciario circa il piano di licenziamenti annunciato, piano che non sarebbe legato però a un reale stato di crisi della società editrice», si legge nel comunicato sindacale di redazione. La prospettiva di ricorrere alla solidarietà, proposta dal sindacato per evitare i licenziamenti, è stata respinta dall’editore in un colloquio ufficiale col fiduciario, perché l’editore sarebbe preoccupato più dagli effetti dello stato di crisi sul rating bancario che dal livello occupazionale.

LEFT: I MOTIVI DELLO SCIOPERO DEI GIORNALISTI

Non solo: la redazione registra inoltre che il numero 17 di Left è andato in stampa nonostante lo sciopero e le dimissioni del direttore Ilaria Bonaccorsi, il cui nome risulta ancora sulla gerenza. «Ho rassegnato le mie dimissioni immediate irrevocabili il 20 aprile scorso. Non ne sapevo nulla, non ero in redazione e non ho visto nessuna pagina del giornale prima che qualcuno desse il si stampi al mio posto», ha dichiarato l’ex direttore Ilaria Bonaccorsi.
Dal prossimo numero, Left avrà una nuova direzione. Una direzione coerente con quanto l’editore ha scritto nell’editoriale del numero mandato in stampa senza Bonaccorsi, con cui annuncia un sostanziale cambio di linea editoriale: da un giornale aperto e ispirato alle plurali idee della sinistra, Left diventa un giornale ispirato a una sola visione, quella dello psichiatra Massimo Fagioli.

Fagioli, recentemente deceduto, è da sempre figura dibattuta nel panorama della sinistra: divenuto famoso per le sue sedute di Analisi Collettiva, fu cacciato dalla Società di Psicanalisi e contestato in passato per le sue controverse posizioni sull’omosessualità sfociate in un aperto scontro con l’allora segretario di Sel Nichi Vendola. «So cosa potrebbe pensare il lettore. Fago è un fagiolino e ci ripropone la solita solfa di Fagioli. Beh sì, il lettore ha indovinato» scrive Fago, secondo cui con la precedente direzione il giornale è stato «tante troppe volte fermo a idee vecchie», idee cioè estranee alla teoria fagiolina.

La redazione però non ci sta. Anche perché non è stata dichiarata alcuna crisi. «Quali licenziamenti sta preparando l’editore? Le ragioni sono economiche o dettate da una sfiducia nelle “idee vecchie” dell’attuale redazione? Perché si rifiuta di incontrare il sindacato? Perché non vuole prendere in considerazione il ricorso alla solidarietà, che tutelerebbe i posti di lavoro, lo stesso giornale, garantendo però la sostenibilità economica che l’editore afferma di dover urgentemente ricercare pur garantendo che la società non è in crisi? Conferma quanto detto al nostro fiduciario di non voler accettare la solidarietà perché gli “rovinerebbe il rating bancario”?» si legge nel verbale dell’assemblea di redazione tenuta dai giornalisti del settimanale e votato ad ampia maggioranza.