Roberto Saviano Amici 16
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Ecco cosa dirà Roberto Saviano domani ad Amici

Gli orrori della guerra entrano nello studio di Amici di Maria De Filippi. Roberto Saviano è l’ospite d’onore della puntata del talent che andrà in onda sabato 29 aprile. Lo scrittore napoletano parlerà del dramma siriano, della mattanza dei bambini e dei volontari che rischiano la vita ogni giorno nei teatri più sanguinosi del pianeta. Nel bel mezzo della bufera politica e giudiziaria sul ruolo delle Ong nel Mediterraneo.

IL MONOLOGO DI ROBERTO SAVIANO AMICI 16

Il monologo di Roberto Saviano parte con un video drammatico, in cui l’audio dei bombardamenti in Siria fa da contraltare agli applausi e al clima di spensieratezza che fino a quel momento aveva animato la puntata di Amici 16. «È proprio questo – esordisce lo scrittore – il momento che preferisco per raccontare le mie storie: quando si è felici, si è più aperti all’ascolto».

Savino parla di due vicende esemplari. La prima è quella del volontario dei Caschi bianchi Khaled Omar, 31 anni, che in Siria ha salvato diverse vite umane, prima di rimanere ucciso nel corso di un bombardamento. Poi, introduce in studio Ileana Boneschi, 28 anni, ostetrica di Medici senza frontiere, che aiuta le madri a partorire nei teatri di guerra più difficili.

 

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È la stessa Ileana a parlare delle sue esperienze in Iraq e in Sud Sudan, dove le mamme si nascondono nelle paludi e portano in spalla i propri figli, pur di sottrarsi alla furia dei soldati. «Da bambina – spiega l’ostetrica – guardavo anche io questo programma e sognavo un futuro nella danza. Poi, però, ho capito che la mia missione era un’altra».

ROBERTO SAVIANO AMICI 16, «COSA VUOL DIRE AIUTIAMOLI A CASA LORO?»

Infine, la chiusura è ancora di Roberto Saviano. Tocca il tema dell’immigrazione e dei rifugiati, quando il pubblico in studio ha le lacrime agli occhi. Qui, in un programma che in passato ha anche ospitato Matteo Salvini, lo scrittore parla di quanto sia sbagliata la retorica dell’«aiutiamoli a casa loro»: offrire una mano concreta a chi fugge dal proprio Paese significa prima di tutto conoscere le loro storie e quello che c’è dietro a un viaggio della speranza che, in alcuni casi, porta dritto verso l’orrore di un naufragio. «Chi accetta un rischio del genere – spiega Saviano – lo fa perché in patria è sicuro di non avere scampo».

(Foto: Ansa / Daniel Dal Zennaro)