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In Italia troppi laureati? Ma quando mai. In Europa, solo Romania peggio

Vi avevano detto che cercare un lavoro era difficile perché, ormai, in Italia ci sono troppi laureati? Falso. Il motivo dell’alto tasso di disoccupazione (11,5%), specialmente di quella giovanile (35,2%), non è certo da riscontrare nell’elevata concorrenza del «pezzo di carta». Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, il Bel Paese si colloca al penultimo posto per percentuale di persone laureate.

I NUMERI DI LAUREATI EUROSTAT

I dati si riferiscono al 2016 e prendono in esame la popolazione compresa tra i 30 e i 34 anni. Secondo le stime diffuse, l’Italia avrebbe un numero di «dottori» pari al 26,2%, fanalino di coda di questa speciale classifica insieme alla Romania (ultima con il 25,6%).

Un dato senz’altro migliore rispetto a quello del 2002. In quell’anno, la percentuale dei laureati in Italia era pari alla metà del dato riscontrato nel 2016 (13,1%). Ma tutto questo non basta: l’Unione Europea, infatti, ha fissato come obiettivo strategico per il 2020 il 40% di laureati per ciascun Paese membro.

In cima alla classifica, secondo l’Eurostat, c’è la Lituania (58,7%), seguita da Lussemburgo e Cipro. Nel nostro Paese, così come in quasi tutti quelli europei, sono le donne a laurearsi di più (32,5% contro il 19,9% degli uomini) e si registra ancora un’alta percentuale di abbandono scolastico: i giovani tra 18 e 24 anni che abbandonano l’istruzione senza aver conseguito un diploma secondario sono il 14% (ma l’obiettivo europeo è fissato al 10%).

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Tutto ciò si aggiunge al fatto che in Italia solo il 53% di chi ha ottenuto la laurea (i dati sono sempre dell’Eurostat) riesce a trovare un’occupazione dopo tre anni dal conseguimento del titolo.

(FOTO: ANSA/GIORGIO BENVENUTI)