Del Grande, oltre il politichese si nasconde una situazione preoccupante

Gabriele Del Grande

Il ministro Angelino Alfano ha parlato del caso del giornalista italiano e delle relazioni diplomatiche con la Turchia

Quando si tratta di politica estera, è fondamentale leggere tra le righe del linguaggio della diplomazia. E per il caso di Gabriele Del Grande, quello che si intravede è piuttosto preoccupante. Ieri, il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha dichiarato: «Ho ribadito la nostra ferma richiesta per il rilascio immediato di Gabriele Del Grande. Il governo turco mi ha assicurato il massimo impegno affinché le procedure vengano rispettate al più presto».

Parole rassicuranti? Non proprio. Innanzitutto, la “ferma richiesta” di cui parla Alfano evidenzia il fatto che sia in corso un vero e proprio braccio di ferro tra i due stati, reso indispensabile dall’assenza di tutela legale per il giornalista e regista italiano. Del Grande, che ha iniziato uno sciopero della fame, è trattenuto in isolamento nel centro di Mugla. Soltanto l’altro ieri è riuscito a mettersi in contatto con la famiglia, ma gli viene negato un colloquio con un avvocato.

GABRIELE DEL GRANDE: «SITUAZIONE PREOCCUPANTE»

«L’elemento è piuttosto serio – ha ammesso Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato -. La soluzione sembrava a un passo, mentre ora la situazione si è nuovamente aggravata. Le procedure potrebbero non essere affatto brevi, anche perché sarebbero emerse accuse ancora ignote che riguardano profili di sicurezza nazionale».

Gabriele Del Grande lo aveva evidenziato immediatamente nel corso della telefonata del 18 aprile. Il giornalista toscano, conosciuto per i suoi lavori e per i suoi reportage sui migranti, aveva sottolineato come la maggior parte delle domande rivoltegli durante gli interrogatori riguardasse il suo lavoro e i motivi che lo hanno spinto in quella regione della Turchia a confine con la Siria.

NON SOLO GABRIELE DEL GRANDE: I GIORNALISTI DETENUTI IN TURCHIA

Non è affatto strano per una nazione che, attualmente, detiene circa il 50% dei giornalisti arrestati in tutto il mondo. Secondo alcune stime, infatti, sarebbero 153 i reporter di ogni nazionalità che affollano i centri di detenzione turchi, dopo l’inasprimento delle misure  di sicurezza in seguito al tentativo di golpe del 15 luglio 2016. Il governo controlla il 90% dei canali di informazione nazionali e i casi simili a quello di Del Grande non si contano. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello del giornalista turco-tedesco Deniz Yucel (Die Welt), in prigione da febbraio – sempre in isolamento – e con il rischio di una condanna a 10 anni e mezzo di carcere. Le accuse? Propaganda politica in favore del Pkk – il partito curdo – e istigazione alla violenza. 

Per Del Grande i media italiani hanno iniziato la mobilitazione, sulla scia delle parole della compagna del giornalista e dei suoi familiari. «Gabriele è una persona che ha sempre dato voce a chi non ce l’ha e adesso chiede di darla a lui – ha detto il padre di Del Grande -. Dobbiamo tutti mobilitarci per lui, affinché possa tornare al più presto dalla sua famiglia».

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Intanto, alcune fonti turche hanno fatto trapelare che domani, 21 aprile, potrebbe esserci il primo incontro tra il vice-console italiano in Turchia e l’avvocato di Gabriele Del Grande. Sarebbe il primo passo verso la soluzione di una vicenda che, al momento, si presta a pochi spunti di ottimismo.

(FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

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