Juventus-Barcellona Champions league
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Cosa non deve fare la Juve domani al Campo Nou

La domanda che un po’ tutti gli appassionati di calcio d’Italia si stanno facendo in queste ore è se la Juve riuscirà a passare il turno di domani in Champions. I tifosi confidano nella solidità difensiva della squadra di Allegri, i gufi sperano in un effetto PSG-bis che se dovesse verificarsi porterebbe a un ribaltamento del risultato con il conseguente passaggio del turno degli spagnoli. Ovviamente la tattica della Juventus dovrà tenere conto del risultato dell’andata, ma senza che il 3-0 di Torino influenzi troppo il match. Il sito Juventibus ha riassunto le 5 cose che la Juve non deve fare se vuole andare a giocarsi la semi-finale.

 

Le 5 cose da non fare al Camp Nou

C’è modo e modo di affrontare le proprie paure e i propri demoni interiori. Con il giusto rispetto verso qualcosa che sembra più grande di noi, ma con la convinzione che non esiste niente che non possa essere fatto con il giusto spirito, la giusta determinazione, la giusta voglia di prendersi qualcosa che potrebbe passare “una notte e forse mai più” (cit.). Il Camp Nou è la perfetta metafora di tutto ciò che ci spaventa. Nel calcio certamente, nella vita probabilmente. Ed è arrivato il momento di affrontarlo. Provando ad evitare alcune cose:

1 – Peccare di hybris: cito da Wikipedia: «tema ricorrente della tragedia greca e della letteratura greca, presente anche nella Poetica di Aristotele. Significa letteralmente “tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio” o “prevaricazione”. Si riferisce in generale a un’azione ingiusta o empia avvenuta nel passato, che produce conseguenze negative su persone ed eventi del presente. È un antefatto che vale come causa a monte che condurrà alla catastrofe della tragedia». Il Barcellona merita rispetto, cautela, prudenza. Hanno scritto la storia del calcio, hanno dimostrato di poter dare forma all’impossibile. Niente ci è stato ancora dato, tutto è ancora da conquistare: il 3-0 dell’andata avrà un significato solo in funzione di un risultato positivo alla fine. Con il fuoco non si scherza e questi sono capaci di accendersi in un nulla: starà a noi spegnerne le velleità di remuntada;

2 – Avere paura: questo, però, non vuol dire cominciare a crearsi ansie e paranoie inutili. Il Dio Re può sanguinare, Ivan Drago è un uomo e il Barcellona può essere eliminato. Ma solo se si accetta lo scontro senza remore, senza indietreggiare di un millimetro, provando a rispondere colpo su colpo, cacciando via sette giorni (e tante altre notti europee) di cattivi pensieri. Lasciare tutto sul campo per non avere rimpianti, poi vada come deve andare. Avere paura è normale (io, per esempio, ne ho tanta), farsi sopraffare da essa no: dominiamola e niente ci sarà precluso;

3 – Guardare il cronometro: saranno i cento minuti più lunghi della nostra vita. Inutile sperare che passino normalmente, tanto più che il tempo è l’unità di misura più relativa che ci sia. Per noi che guarderemo e per loro che giocheranno. Ma più saremo in grado di giocarcela alla pare più in fretta arriverà il triplice fischio. Questione di mentalità: il tempo lo si sfrutta non lo si subisce;

4 – Pensare all’arbitro: l’anno scorso, a Monaco, nonostante qualche errore di troppo di Eriksson, siamo arrivati ad uno “spazzalaaaaaaa!” dall’eliminare il Bayern di Guardiola. Che sia Kuipers o un altro ad arbitrare al Camp Nou a noi deve interessare relativamente: conta solo ciò che faranno i nostri 11, i tre sostituti, l’allenatore in panchina. Siamo noi, e nessun altro, gli artefici del nostro destino;

5 – Snaturarsi: Johan Cruijff, l’uomo che ha prima pensato e poi costruito il Barca per come lo conosciamo oggi, da allenatore dei blaugrana era solito ripetere: «se devo andare a fondo, lo faccio con il mio sistema». Ed è lo stesso principio che dovrà ispirare Allegri e i suoi ragazzi: difendersi a oltranza, arroccandosi nella nostra trequarti e aspettando che passi la tempesta, è inutile. Giocare al massimo delle possibilità offerte dal “nuovo” 4-2-3-1 è un dovere e una forma di rispetto verso se stessi e quel che si è diventati con sudore, fatica e sacrificio. Abbiamo scelto una strada, percorriamola fino in fondo: quello che ci aspetterà alla fine lo dirà il campo. Come al solito. Come sempre.

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