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«Io conosco Igor, per lui uccidere è un piacere»

Igor è «un assassino senza scrupoli, per lui uccidere è un piacere, sfuggire alle ricerche è una sfida. Più si sente braccato più gli sale l’adrenalina e vedrete, se conosco bene le sue abitudini, potrebbe uccidere ancora. Non per rubare, solo il il gusto di tagliare la gola a qualcuno. Non ha paura di lasciare testimoni, come ha fatto, fa parte della sfida. Lui cerca la gloria, finita una guerra ne cerca un’altra». È la testimonianza di un ex militare che in Serbia diede la caccia al killer che si è lasciato alle spalle due morti ammazzati nelle campagne del Bolognese e del Ferrarese, in questi giorni super ricercato da forze di polizia e militari italiani.

 

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IGOR RACCONTATO DA UN EX MILITARE: «SI MIMETIZZA CON FACILITÀ»

Classe 1979, il militare (che ha combattuto nell’ex Jugoslavia  alla fine degli anni ’90 nella guerra del Kosovo nelle milizia ucraine) ha raccontato la sua esperienza a Maurizio Capozzo, autore di un reportage per il quotidiano Il Mattino di Napoli. Stephan (il suo nome di fantasia) racconta che faceva parte di un gruppo di 240 soldati, quasi tutti uccisi:

«Siamo sopravvissuti in quattro – racconta mentre mostra le foto sbiadite di quei giorni – il resto tutti sterminati da quelli come Igor». Per questo ha un conto in sospeso con lui. «So chi è, so da dove viene, so come si muove, come è addestrato – racconta con la rabbia negli occhi – e voglio collaborare con le forze dell’ordine ma se lo trovo prima io, preferisco ammazzarlo con le mie mani, prima che uccida ancora. So anche che alcuni riferibili al suo gruppo sono in Toscana».

Stephan ha poi mostrato un tatuaggio minuscolo all’interno del mignolo della mano sinistra:

«È un segno distintivo del mio gruppo di miliziani – spiega –e anche Igor ne deve avere uno, basta trovarlo per capire chi possono essere i suoi amici qui in Italia». Perché di amici in Italia ne ha ed è facile che qualcuno di questi, magari finito anche in carcere con lui, gli abbia dato copertura. «Sono sicuro che abbia rapporti con albanesi che vivono in Italia – racconta ancora Stephan – perché il suo gruppo aveva stretti legami con questi». «Igor si nasconde nelle campagne – prosegue l’ucraino – conosce tecniche di sopravvivenza, riesce a sparire in un canale e a mimetizzarsi in un bosco con grande facilità».

(Foto: Ansa / Carabinieri)