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Migranti, i dubbi di Frontex sulle Ong: «Perché gli scafisti hanno i loro numeri di telefono?»

Ci sono tante cose che fanno male dietro alla tragedia dei migranti nel mar Mediterraneo. Le immagini, le storie personali, l’indifferenza di molti. Ora, anche le operazioni di recupero delle persone abbandonate su barconi alla deriva finiscono sotto la lente di ingrandimento. A manifestare alcuni dubbi circa le modalità con cui queste avvengono ci ha pensato Fabrice Leggeri, direttore di Frontex, l’agenzia UE per il coordinamento del pattugliamento dei confini degli Stati membri. Leggeri è stato ascoltato in audizione dalla commissione Difesa del Senato e ha svelato alcuni particolari circa le azioni delle Ong.

LE RIVELAZIONI DI FRONTEX SULLE ONG

«Abbiamo raccolto diverse testimonianze di migranti – ha dichiarato il direttore di Frontex – secondo cui gli scafisti avrebbero il numero delle Ong e che i loro contatti telefonici sono in possesso anche di uomini libici in uniforme che non abbiamo addestrato noi e che ricatterebbero donne e bambini». Perché queste persone che, usando un eufemismo, svolgono attività non lecite hanno contatti con le organizzazioni non governative? Leggeri sta cercando di capirlo: «Non abbiamo dubbi sulla buona fede delle Ong – ha continuato il direttore di Frontex -, ma dobbiamo anche registrare che, oggi, un terzo dei soccorsi in mare viene fatto da loro. E questo è un paradosso: mai come ora, infatti, Italia e Unione Europea hanno dispiegato tanti mezzi per il recupero dei migranti».

LA RISPOSTA DELLE ONG A FRONTEX

Dopo le parole di Leggeri, sono arrivate le prime risposta da parte di alcune Ong. La tedesca Sea eye, ad esempio, dichiara con forza l’estraneità di queste organizzazioni con la tratta dei migranti e chiarisce il loro scopo: «Non siamo in mare per aiutare i trafficanti di uomini – ha detto il presidente Micheal Buschheuer – ma per salvare vite, missione che non è nell’agenda di nessuna delle istituzioni che operano nel Mediterraneo». Buschheuer spiega che i loro interventi si spingono molto vicini alle coste libiche soltanto in casi di estrema emergenza e che, in ogni caso, non si effettuano delle vere e proprie operazioni di trasporto sul suolo italiano, ma soltanto di assistenza sugli stessi barconi.

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Intanto, il rapporto di Frontex parla di un’Italia che, in questo momento, sarebbe fortemente «sotto pressione» per quanto riguarda gli sbarchi di migranti. Questi sarebbero aumentati del 30% rispetto allo stesso periodo del 2016. La maggior parte delle persone che arriva in Italia sui barconi proviene dal Bangladesh, dalla Nigeria e dalla Guinea, ma da inizio marzo è iniziato progressivamente ad aumentare anche il numero di migranti che arriva dal Corno d’Africa.

(FOTO:  ANSA/GUARDIA COSTIERA)