murales migranti
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Un murale come ‘benvenuto’ a migranti e turisti

Non capita tutti i giorni di incontrare tra le strade del Sud-Italia un artista internazionale intento ad abbellire un angolo della città. E così non è sfuggito agli occhi dei reggini la presenza di un giovane, dotato solo di bombolette spray multicolori e tanta grinta, che ha deciso di mettersi al lavoro per realizzare un murale di trentacinque metri. L’ambizioso progetto, portato a compimento gratuitamente dal parigino Nicolas Yosh, ha l’obiettivo di rendere il Porto di Reggio Calabria un punto di approdo colorato e vivo per i turisti e  migranti in arrivo. Di fatto è proprio il messaggio di speranza che colpisce immediatamente l’osservatore: “nessun uomo è un’isola”.

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(foto via Fb/Falco Matà)

UN “BENVENUTO” AI MIGRANTI

L’opera si pone come strumento di accoglienza per quanti, con non pochi sacrifici, lasciano la terra di origine segnata da conflitti e sopraffazioni, con la speranza di approdare in una realtà pacifica in cui vivere dignitosamente. Spirito di inclusione che traspare anche dalle parole di gioia del Sindaco di Reggio, il quale da tempo aveva deciso di aprire i battenti alle nuove manifestazioni artistiche: «I murales sono delle forme di arte che consentono la partecipazione e la rigenerazione urbana di luoghi spesso grigi e abbandonati. Per questo – ha dichiarato in una nota Giuseppe Falcomatà – già nel 2016 abbiamo approvato un regolamento che disciplina la realizzazione di tutte le forme di street art, per contribuire a rendere la città un museo a cielo aperto».

SOGNANDO UN FESTIVAL DELLE ARTI

Ai microfoni dei giornalisti che hanno voluto cogliere le sensazioni dopo la conclusione dei lavori, l’artista Nicolas Yosh ha spiegato che ha incluso la parole “benvenuto” sia in italiano che in inglese perché la Calabria è una terra di migrazione ed accoglienza, capace di offrire per il futuro progetti di ospitalità diffusa. Non nasconde che il suo è un punto di partenza per un vero e proprio festival di street art, il quale miri a racchiudere le forme di pittura, arte, danza e sport per attirare turismo oltre i confini della penisola. Perché no, magari nella location portuale di Reggio Calabria.

(foto via Facebook – G. Falcomatà)