Moschea Mestre
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Moschea Mestre, notificata la chiusura. Era frequentata dalla cellula jihadista di Venezia

Era stata al centro dell’attenzione dei media perché la Moschea di via Fogazzaro a Mestre era stata frequentata, in passato, dalla cellula jihadista sgominata a Venezia negli scorsi giorni. Oggi è stato notificato l’atto di sospensione delle attività alla comunità bengalese proprietaria dell’edificio perché non rispetta alcune norme edilizie. La decisione era già stata annunciata verbalmente, ma soltanto oggi i vigili urbani di Venezia hanno consegnato materialmente il provvedimento. I fedeli hanno tre giorni di tempo per rispettarlo.

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LA VICENDA DELLA MOSCHEA DI MESTRE

La comunità bengalese è già in fermento. L’edificio di via Fogazzaro non è conforme alla destinazione d’uso e, pertanto, dovrà essere sgombrato per motivi di sicurezza. Le autorità hanno garantito che verrà trovata una soluzione alternativa, ma i fedeli non si fidano e sono pronti a scioperare. “Mercoledì – afferma il presidente della comunità bengalese Mohamed Alì – dovranno risolvere la situazione. Ci serve un luogo di culto provvisorio fino a quando non ne acquisteremo un altro. La nostra gente non capisce perché ci mandano via, dopo che avevamo pagato tutto”.

“I miei conterranei sono arrabbiati – continua Alì – e se non darò loro una risposta convincente mi destituiranno. Noi siamo cittadini come tutti gli altri e paghiamo le tasse come tutti gli altri, siamo pacifici e non abbiamo nulla a che fare con la delinquenza. Abbiamo il diritto di pregare”.

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Fatto sta che l’edificio non ha i criteri necessari per far proseguire le attività di culto. In una nota, il Comune di Venezia ha specificato che non è possibile continuare a tenere aperta la Moschea “per la tutela stessa dei frequentatori”. Inoltre, sono già state valutate delle soluzioni alternative “nel rispetto delle disposizioni normative vigenti in materia”. Le necessità più urgenti, segnalate dalla comunità, sono le preghiere del venerdì e l’inizio del ramadan a maggio: “Non ci fermeremo – sottolineano i cittadini bengalesi -: se necessario, pregheremo anche in strada”.