Draghi sapeva buco Mps
|

Bce: Mario Draghi dice no allo stop del Quantitative Easing

Bce, la politica monetaria non convenzionale dell’istituto centrale dell’Eurozona sarà proseguita nel prossimo futuro. La conferma ufficiale è arrivata dal suo presidente, Mario Draghi, in un discorso tenuto a Francoforte sul Meno presso il Center for Financial Studies dell’università Goethe. Mario Draghi ha così risposto alle pressioni piuttosto forti della Germania sulla fine del Quantitative Easing. Il presidente della Bundesbank tedesca, Jens Weidmann, aveva evidenziato proprio ieri come il QE non sarebbe più giustificato alla luce della ripresa economica e della crescita dei prezzi. Weidmann aveva indicato nell’aprile del 2018 come termine per il programma di stimolo monetario consistente in acquisti di titoli pubblici e privati da parte della Bce. Secondo Mario Draghi una simile scelta sarebbe prematura, visto che come illustra nel suo discorso la ripresa dell’inflazione dipende prevalentemente dallo stimolo monetario fornito dalla Banca centrale europea. Per questo motivo il Quantitative Easing dovrà esser proseguito, fino a quando non ci sarà una crescita dei prezzi stabile, e prossima al target del 2% indicato dallo statuto della Bce. Draghi ha evidenziato come fino a questo momento la cosiddetta eurocrisi sia stata caratterizzata da riprese poi abortite, e come solo dalla seconda metà del 2014 si denoti un aumento del Pil stabile, per quanto moderato. Vista la mancanza di stimoli fiscali e le poche riforme strutturali fatte per rafforzare l’economia secondo il presidente della Bce i due fattori esogeni che spiegano principalmente la ripresa dell’Eurozona sono il crollo dei prezzi del petrolio di fine 2014 e inizio 2015 e lo stimolo monetario fornito dal Quantitative Easing. Draghi ha rimarcato come grazie al QE i tassi di interesse per i prestiti a famiglie e imprese siano scesi di oltre 100 punti base nell’Eurozona, permettendo così un’erogazione del credito capace di fornire impulso all’economia. Ancora più importante per la stabilità dell’unione monetaria è la riduzione della divergenza del costo del credito tra le economie forti e quello deboli, ormai scesa a circa 20 punti base. Per l’importanza dello stimolo monetario sulla ripresa e per la debole pressione salariale sull’aumento dei prezzi secondo la Bce non c’è bisogno per il momento di modificare la politica monetaria non convenzionale seguita finora.

Foto copertina: Luo Huanhuan/Xinhua via ZUMA Wire