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Perfino l’Europa dice che Garanzia Giovani è fallita

La Garanzia Giovani (o Youth Guarantee), il piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile, ha fatto flop. Non ha contribuito ad offrire ai ragazzi una valida opportunità lavorativa e non è servita, di conseguenza, a ridurre il numero dei senza lavoro. Non si tratta di un’analisi o di un giudizio avventati, basati sull’esperienza di un gruppo ristretto di persone, ma di quanto messo nero su bianco dalla Corte dei conti europea in una relazione sull’impatto delle politiche europee sulla disoccupazione giovanile, un documento pubblicato nei giorni scorsi dopo aver esaminato l’attuazione dello strumento in sette diversi Paesi, Italia compresa.

 

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GARANZIA GIOVANI, LA CORTE DEI CONTI EUROPEA CERTIFICA IL FLOP

Ebbene, la Corte ha spiegato che nessuno dei Paesi europei che hanno sfruttato il progetto europeo è riuscito ad assicurare a tutti gli iscritti  un’offerta che rispettasse i tempi previsti (quattro mesi) e che aiutasse effettivamente i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro. La responsabile della relazione, Iliana Ivanova, ha sottolineato come sia rimasto alto il tasso di disoccupazione giovanile.

Il programma Garanzia Giovani fu approvato dall’Ue nel 2013 ed è operativo da gennaio 2014 per offrire impiego, formazione, tirocinio o apprendistato agli under 25 (in Italia under 30) entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall’inizio del periodo di disoccupazione.

GARANZIA GIOVANI, I MOTIVI DEL FALLIMENTO IN ITALIA

Per quanto riguarda l’Italia i principali motivi di rimproveri della Corte riguardano il ritardo nei pagamenti, l’eccesso di tirocini e un basso tasso di partecipazione. Ma viene evidenziato anche il peso amministrativo non necessario, la strategia sbagliata nell’organizzazione dei dati e i lunghi tempi di attesa.

All’Italia viene rimproverato ad esempio, di aver aggirato la procedura per l’accesso a Garanzia Giovani calcolando il periodo a partire dalla data in cui il Neet viene valutato e ne viene definito il profilo, e non dal momento in cui provvede a registrarsi nel sistema: procedura che ha allungato il tempo effettivo di attesa per il giovane. Viene poi rilevato che nel nostro Paese si è puntato troppo sui tirocini senza incentivare l’occupazione (che è ferma al 31% del totale rispetto al 64% dell’Irlanda e al 90% della Francia). «L’occupazione – si legge nella relazione della Corte dei conti europea – è la destinazione più comune per le ‘uscite positive’ in tutti gli Stati membri visitati, eccetto l’Italia, dove i tirocini rappresentano il 54% di queste». Tra l’altro i tirocini sarebbero anche retribuiti con troppo ritardo, in media di 64 giorni.

Infine, è stata rilevata l’adozione di una strategia sbagliata per il procedimento di registrazione: invece di trasferire automaticamente i dati dei Neet, già registrati ai vari servizi pubblici per l’impiego, nell’elenco di Garanzia Giovani, si è scelto nel nostro Paese di creare un nuovo database. «Un ulteriore onere per i Neet e un tasso di registrazione molto basso».

(Foto: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)