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La politica secondo Riccardo Scamarcio

Oggi il Corriere della Sera ha intervistato l’attore Riccardo Scamarcio. Tra i racconti sulla sua vita e la sua compagna Valeria Golino si è anche parlato di politica. E sono proprio le sue risposte a suscitare curiosità in rete.

Ecco alcune domande:

Ora è in Irlanda, per una serie in costume.
«E tutto quello che voglio dire è che qui piove e fa freddo e io vorrei poter scegliere di lavorare a Roma che è bellissima, in Puglia, dove sto benissimo. Viaggio tanto, ma non c’è un Paese dove si sente la stessa armonia. Però, da noi, hanno ucciso la cultura e senza cultura non ci può essere un’economia giusta. Abbiamo avuti ministri che dicevano che con la Cultura non si mangia».
Lo disse Giulio Tremonti.
«Uno che, finalmente, inizia a riconoscere che l’euro è insostenibile. Io voglio ministro dell’Economia Antonino Galloni, Alberto Bagnai, Giulio Sapelli».
Tutti economisti antieuro o euroscettici.
«Sembra che in Europa siamo gli unici che devono rispettare le regole. La Germania viola la raccomandazioni sul surplus commerciale, la Francia le regole di bilancio…».
Lei vota Beppe Grillo?
«Ho votato Bertinotti, poi Pd e no al referendum. Ora, il primo che presenta la nazionalizzazione delle banche in crisi e investe sulla cultura becca il mio voto. Ma i 5 stelle non nominano mai la parola cultura».
Nel 2012, mentre Pier Luigi Bersani correva per le primarie Pd, lei si è presentato — inatteso — al Nazareno. Per dirgli cosa?
«Che il “ce lo chiede l’Europa” non aveva senso, che doveva battere i pugni sul tavolo dell’Ue e minacciare di andarsene».
Quanto ci ha pensato prima di presentarsi?
«Passavo di lì, ho visto la sede del Pd e sono entrato».
E Bersani?
«M’ha dato una pacca sulla spalla. Ha detto “sì, vabbè, ciao”»

(in copertina foto ANSA / ETTORE FERRARI)