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pubblicato il 23 marzo 2009 alle 10:29 dallo stesso autore - torna alla home

Cronaca di un pomeriggio passato ad inseguire, anche metaforicamente, l’indimenticato eroe di Mani Pulite. L’occasione è stata la presentazione del suo libro al Cinema Astra di Parma. Disponibile, torrenziale, frenetico, il leader dell’Italia dei Valori ha detto molto, ma molto ha anche taciuto.

Il pubblico che sabato scorso ha accolto l’onorevole Antonio Di Pietro nella grande sala del Cinema Astra a Parma, oggi ha almeno una certezza in più riguardo a ciò che accade ai piani alti Parlamento: l’UDC si astiene sempre. Il leader dell’ IDV lo ripete più di una volta, nel corso della presentazione del suo libro Il Guastafeste, scritto a quattro mani, in formamura dipietro4 450 Il guastafeste: dal Molise con furore di intervista, con il giornalista Gianni Barbacetto. Detto e ridetto dunque: “l’UDC si astiene“, ma anche,”il PD ci rema spesso contro“, e ancora, “noi siamo gli unici antiberlusconiani“. E’ un tormentone (e non mi sorprenderebbe se i presenti s’improvvisassero ad intonarlo con lui. Tutti insieme, vai: l’UDC si astiene, sempre!- Basta così, grazie). Lo ripete quasi prima di ogni nuova presa di fiato, che ruba imponente all’aria della sala, per sostenere il suo parlare veloce. Velocissimo, come a voler raccontare l’universo della politica, della giustizia e della disinformazione italiana tutto in una lunga battuta, tutto in quell’ora e mezzo. Facessero almeno ridere per davvero le questioni su cui si esprime. Grande comunicatore, senza dubbio, a tratti barocco, pure troppo, Di Pietro diverte la platea, almeno quella seduta alle prime file. Forse quelli che si son legati lo sgarro per il massacro del G8 non sono stati invitati, o sono nascosti. E sì che aveva chiesto scusa, ma intanto la commissione d’inchiesta proposta da Prodi l’aveva già affossata proprio con l’amichetto Mastella con cui ora preferisce litigare. Ma la memoria, per certe cose, si sa, è molto breve. Così gli spettatori annuiscono, ridono, applaudono convinti.

EPIFANIA – Quest’uomo riesce ad entrarci in confidenza col pubblico, parla come fosse un amico di famiglia o di vecchia data, ricorre ad esempi semplici per esprimere meglio i propri concetti. Che restano nella testa chi ascolta, anche nella mia, 2198047 Travel Picture Hurry or We Will Miss Our Connection Il guastafeste: dal Molise con furorememorizzati per immagini: la gallina, le uova, il padre, il ragazzo che studiava di giorno e lavorava di notte, il rapinatore, e via così. E poi, diciamolo, Di Pietro sembra amare il suo pubblico. Oppure finge bene. Arriva sul piazzale del cinema a las cinco de la tarde, puntuale come un orologio svizzero, e con un deciso: “Devo entrare, per rispetto di chi sta aspettando“, tenta di evadere dall’assedio dei giornalisti e delle televisioni locali e non. Niente da fare: tutti lo cercano, tutti lo vogliono e riescono a tenerlo lontano dalla sala per  oltre trenta minuti. Eppure non è una star convenzionale l’onorevole di Pietro. Nemmeno un eroe. E me lo assicura proprio lui, quando, finito il dibattito, scendendo le scalette del palco, firma il primo autografo sul suo libro sospeso tra le mani di un fan e, al contempo, volta la testa e mi risponde sussurrando. Mi parla e firma, veloce ma gentile. Ci prova. Arriccia il naso quando sono inopportuna. Sorride anche ai suoi sostenitori. Tanti. Speranzosi alcuni, come un extracomunitario che sembra implorargli aiuto. Non sento però. Forse nemmeno lui, che passa oltre. C’è chiasso. Alzo lo sguardo e vedo un gruppetto, distante, nel fondo della sala. Saluto Di Pietro, gli stringo la mano, e gli chiedo di badare alla rete, sempre che possa davvero farlo. Mi allontano e vado verso le ultime poltrone. Qui c’è qualcuno che si lamenta. Non c’è stato un vero e proprio confronto con la gente, come ci si sarebbe aspettato. La fretta di andar via, il probabile ritardo da qualche altra parte, la stanchezza, il peso dell’incontro marchigiano della mattinata, o chissà cosa altro, hanno cancellato dall’agenda della serata gli interventi dalla platea, quelli consueti a conclusione di ogni evento del genere, con grande sorpresa da parte degli stessi moderatori dell’incontro. E le domande del giornalista Loris Mazzetti, capostruttura di Rai3, storico collaboratore di Enzo Biagi e con lui uno degli epurati storici della tv, non sono bastate evidentemente.

BOTTA SENZA RISPOSTA -Qualcuno, qui nel fondo, avrebbe voluto poter dire la propria, e ricevere qualche risposta anche. Chiedergli del signoraggio, ad esempio, come moneybucketid584374sizebb2 Il guastafeste: dal Molise con furoreMatteo, un ragazzo, che borbotta: “Di Pietro ne sa e non ne parla mai“. Oppure esprimergli il proprio disappunto su quell’antiberlusconismo che il leader ha osannato come un trofeo. “E’ un populista“, secondo il signor Enzo Rossi, che spiega: “Crea divisioni nella sinistra. Parla come noi gente comune e così raccoglie consensi, ma non cambierà mai nulla“. Che è quello che mi dice anche Di Pietro in tono quasi confidenziale, sottovoce “No, non cambierò molto, non risolverò la situazione“. Lotta per principio, perché vuole e perché non potrebbe fare altrimenti, non perché sia proprio tanto convinto di poter vincere la sua battaglia. E forse non servirà molto nemmeno il Guastafeste, il suo libro, cui in realtà non sembra tenere poi tanto o non lo dà a vedere, perché la festa continua, purtroppo… E, infatti, da allora, da quando lo ha scritto, in settembre, dice: “son successe nuove cose.” Per questo, alla platea del cinema Astra, il leader dell’armata anti Silvio ha fatto dono di quelle che ha definito uova fresche di giornata, per informare. Perché il motivo per cui si è fatto intervistare da Barbacetto – dice – è proprio questo, perché la disinformazione dilaga ed i cittadini sono distratti da veline e tette al vento. Una hola di approvazione quando gli scappa la battuta. Flashback. Siamo di nuovo sul palco, con un leggero passo temporale all’indietro. Siamo nel corso del dibattito.