La denuncia al Papa: «La Curia di Napoli ha coperto gli abusi del prete pedofilo»

prete pedofilo

L'esposto di una vittima al Pontefice: «Dall'arcivescovo Sepe gravi negligenze»

La Curia di Napoli ha coperto il caso di un prete pedofilo e il cardinale Crescenzio Sepe ha compiuto «gravi negligenze». È quanto si sostiene in un esposto inviato lo scorso ottobre al Papa e al cardinale Marc Ouelle, il prefetto della Congregazione per i vescovi, da un uomo che da bambino fu vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote. A raccontarlo è oggi Repubblica in un articolo a firma di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli.

 

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VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI DI UN PRETE PEDOFILO, LA STORIA

La storia comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989, quando un 13enne, oggi sposato con moglie e figli, viene abusato dal suo insegnante di religione. A molti anni di distanza, nel 2010, dopo un malore, l’uomo è costretto a cominciare una terapia con uno psichiatra. I test psichiatrici confermano il suo vissuto di abusi sessuali. Lui decide allora di appellarsi alla giustizia canonica. Chiede un incontro con il cardinale Sepe, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare, senza tuttavia ottenere l’apertura di un procedimento. Dopo quattro anni di battaglie, nel 2014, scrive a Papa Francesco. Che promette di occuparsi del caso. Alcuni mesi dopo la curia di Napoli apre un’indagine. L’uomo viene convocato per una deposizione, ma non si vedono sviluppi. A luglio 2015 invia una mail nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza (lui è una guardia giurata) davanti alla Curia se non otterrà notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria. Perde il porto d’armi. A maggio 2016 decide di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Infine, arriva la denuncia al Pontefice. Si legge su Repubblica:

«Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

(Foto:  ANSA / CLAUDIO PERI)

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