Vista tangenziale
22/03/2009 - Storie della domenica, la rubrica che nei giorni festivi vi tiene compagnia, facendovi pensare , o rilassare, piangere, ridere, assistere a pezzi di vita inventata. Ma vera. Carlo era metodico. Nelle azioni ripetute ogni giorno, nell’incontrare le stesse sensazioni ritrovava
Storie della domenica, la rubrica che nei giorni festivi vi tiene compagnia, facendovi pensare , o rilassare, piangere, ridere, assistere a pezzi di vita inventata. Ma vera.
Carlo era metodico. Nelle azioni ripetute ogni giorno, nell’incontrare le stesse sensazioni ritrovava una certa sicurezza, un calore che gli ricordava il caminetto di casa, quando bambino ascoltava attento sempre le stesse storie, la stessa magica cadenza di gesti e suoni. Così ogni mattina, prima ancora di arrivare al cas
ello della tangenziale, prima ancora di accendere la radio e sintonizzarla sul giocoso programma che gli faceva compagnia da otto anni, prima che la coda gli rallentasse il forzato impeto che lo aveva trascinato giù dal letto, Carlo dava un’occhiata a quella finestra.
Quella finestra. Un palazzo carino, quasi nuovo, aveva rinunciato al desiderio di aria bramato dai suoi ampi balconi, per andare a braccetto con la rampa di ingresso della tangenziale. Da lì si potevano vedere tutti i viaggiatori, le risate solitarie che nascondevano un telefonino con auricolare o i discorsi appassionati che rilevavano l’estremo tentativo delle persone sole di ascoltare una voce vicina. Si vedeva ma si era anche visti e Carlo guardava sempre, al secondo piano, una finestra ad angolo, a livello di rampa, dove la vita scorreva leggera. Una ragazza, bella nei capelli biondi, nel viso luminoso e nel corpo agile e minuto, lo accompagnava nella sua coda. Ora si trascinava stanca ed assonnata, ora scattava in preda ad un raptus di ordine e pulizia, in pigiama, o già pronta per una uscita anticipata, o in un abito indossato a metà in preda alla difficile scelta sul vestito del giorno.
Le stagioni della vita. Quella finestra era il metro delle stagioni, gli indicava l’arrivo della primavera con le prime minigonne e le maniche corte, gli salutava
l’estate con i maglioncini a giro collo in cui si stringeva con un breve brivido, gli indicava i massimi rigori dell’inverno quando un buffo cappello di lana le copriva tutta la fronte fin sopra gli occhi. Quella finestra era il tempo che passava, con l’andare incerto e stravolto della biondina fino alla poltrona, con i primi gonfiori che si accarezzava con le mani, lentamente, con la pancia enorme che la deformava e pareva schiacciarla, con le prime bavettine da appendere e corse improvvise a calmare un muto vagito. Piano piano la ragazza non era più sola, le sue braccia accoglievano il leggero dondolio di una culla, un corpicino con un’enorme bocca spalancata e gli occhi chiusi in un pianto appena udibile, i passi incerti di una bimba che finisce sull’enorme sedere a pannolino, le pericolose arrampicate verso la cima del balcone. Quante cose vedeva Carlo in quei pochi secondi davanti alla casa ad angolo. Lei era rimasta bellissima, indaffarata e gioiosa quando correva alla finestra prima di scendere per andare a lavoro.
Ora, affianco a lei, una bimba di 5 anni salutava Carlo con un braccino agitato e un urlo a squarciagola:
“Ciao papaaaaaaaaa”













“Quante cose vedeva Carlo in quei pochi secondi davanti alla casa ad angolo.”
C’è un grande desiderio della continuità della vita in quella casa ad angolo, ciò a dimostrazione che il tempo non divide ma “crea” legami!
A volte è solo necessario che assecondare, in maniera umile, il passare del tempo. Aspettare che si dipani una matassa che nel presente ci sembra incomprensibile, ma il cui filo ci porta già lontano. Anche quando sembra difficile, continuare a camminare, a lavarsi, a parlare, a lavorare, a compiere le piccole azioni di ogni giorno, ci impedisce di commettere l’errore di ostacolare ciò che, segretamente anche a noi stessi, stiamo costruendo. E’ difficile essere semplici.
Ciao Pietro.
Ti sto aspettando, proprio qui, dalla finestra di casa mia con gli scoiattoli che giocano.
Un angelo mi guarda le spalle.
Penso che non so spiegare meglio delle parole nei commenti cosa vuol dire questo racconto… Ho descritto una storia, una storia semplice di chi affronta la quotidianità (a volte anche fastidiosa) mentre dietro, in quella finestra, si costruisce la vita. E la vita è semplice ma raggiungere questa semplicità è difficile.
Come guardare degli scoiattoli mentre dietro un angelo ci protegge le spalle…
Grazie a tutti
questa è la vita e purtroppo molti, presi dal traffico della tangenziale, non si accorgono neppure di viverla, perchè in mezzo al traffico perdono di vista i “dettagli”.