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Ghedini super assenteista in Senato: «E allora? Tra i banchi si fa solo fiction»

Oggi Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera intervista Niccolò Ghedini, senatore di Forza Italia, legale di fiducia del Cavaliere e grande assenteista a Palazzo Madama.

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Ghedini però sembra non preoccuparsi del primato come miglior assenteista a Palazzo Madama.

«Non ho capito: dovrei provare vergogna per cosa?» (voce gelida).
Senatore Niccolò Ghedini, lei è il senatore che accumula più assenze al Senato…
«E allora?».
Allora non si fa. È stato eletto per partecipare anche ai lavori parlamentari. O no?
«No. O meglio: le cose non stanno esattamente così. Ora le spiego».
(Il potente Ghedini — storico avvocato personale di Silvio Berlusconi. Il temuto Ghedini — una volta disse: «Il Cavaliere è buono. Rispetto a lui, io sono una carogna». L’assenteista Ghedini — dati statistici inesorabili: 0,85% di presenze a Palazzo Madama).
«Allora: premesso che a mio avviso non contano le presenze o le assenze di un parlamentare, ma la sua capacità di incidere qualitativamente sulla vita politica del Paese…»
Premesso questo?
«Dico subito che la proposta dei grillini è, come sempre, piena di demagogia. Ma neppure la risposta polemica di Renzi tiene. Lui propone di pagare i parlamentari in base alle loro presenze. E se uno sta al partito a studiarsi una legge? E se un altro è invece andato a fare comizi sul territorio? Questi non li vuoi pagare?».
Lei, quando è assente, cosa fa di preciso?
«Guardi: io, ogni giorno, e anche più volte al giorno, sento il mio presidente, Silvio Berlusconi. E lui… d’intesa con il capogruppo al Senato di Forza Italia, Paolo Romani, mi ha concesso la possibilità di fare politica fuori dal Parlamento. Un’attività che, evidentemente, viene giudicata utile. Altrimenti non mi avrebbero ricandidano così tante volte, non trova?».
Trovo che non partecipare con una certa regolarità ai lavori parlamentari tradisca il suo mandato.
«Questa è una considerazione buffa, lo sa?».
Lei la trova buffa?
«Ma certo! Ora mi tira fuori quest’idea un po’ balzana della nostra democrazia… No, dico: mi sembra sia noto che quando i parlamentari italiani vanno a votare è già stato tutto deciso. Il capogruppo fa un gesto con la testa e ordina: votiamo sì, oppure votiamo no. I parlamentari, che spessissimo non sanno neppure cosa stanno votando, si limitano quindi ad alzare il ditino, pigiano diligenti il tasto e poi tornano a sonnecchiare, oppure a leggere il giornale sull’iPad, a scrivere sms, a telefonare… Quel voto elettronico, diciamo la verità, è una fiction politica».

(in copertina foto ANSA/ANGELO CARCONI)