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Dietrofront del governo. Salta la sanatoria sul contante

Passo indietro sul contante. Palazzo Chigi riscrive la norma del decreto fiscale, destinata a riaprire i termini della voluntary disclosure, la regolarizzazione dei capitali detenuti illegalmente all’estero o in patria. Cosa cambia? Lo spiega Repubblica:

L’ultima bozza del provvedimento non contiene più l’aliquota forfait al 35%, eliminata e sostituita con le normali aliquote progressive sui redditi. Si torna dunque al regime precedente, senza i discussi sconti a quanti detengono ricchezze irregolari cash o in cassetta di sicurezza, ora obbligati a dimostrare la provenienza delle somme sanate.
La retromarcia arriva in un momento caldissimo sul fronte della legge di bilancio, il cui testo ancora non c’è. E mentre Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB+, ma rivede al ribasso l’outlook da stabile a negativo. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti è costretto alla difesa: «Non ci saranno né lacrime né sangue. Boeri sbaglia, la manovra guarda al futuro». Il presidente Inps però insiste: «Non si cresce senza investire sui giovani. E il governo fa poco per loro. Il grosso delle risorse lo mette sulle pensioni».

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A Bruxelles anche se si discute si cerca un accordo ancora precario:

Eppure dietro le quinte le trattative iniziano a dare frutti. Lo scorso fine settimana, dopo il via libera del governo alla manovra, da Bruxelles hanno informato il Tesoro che se non fosse stata cambiata sarebbe stata rigettata e in tempi brevi l’Italia sarebbe finita sotto procedura. A non piacere le una tantum e il deficit al 2,3%, un decimale al di sopra di quanto concordato in via riservata da Juncker e Renzi a Bratislava.
L’atteggiamento, spiegano dal cuore della Commissione, ha convinto Bruxelles a modificare il calendario per l’Italia. Che ora – su input di Juncker e Moscovici – assume questa configurazione. La prossima settimana la Commissione invierà al governo una lettera con richiesta di chiarimenti sulla legge di bilancio. Dopo una settimana Moscovici potrebbe rigettare la manovra, chiedendone una nuova bozza entro tre settimane. La manovra dunque non verrà bocciata subito, anche se grazie alla lettera di chiarimenti la porta per respingerla più avanti resterà aperta. Si arriva così al 9 novembre, quando usciranno le previsioni economiche di Bruxelles. Quindi il 16 novembre sarà pubblicata l’opinione sul bilancio italiano, che la Commissione farà a pezzi pur senza vincolarsi a immediate azioni contro Roma. È proprio questa l’idea: restare in stand by fino al referendum nella speranza che la polemica permanente con l’Europa di Renzi abbia solo fini elettorali.

(in copertina Getty Images)