Fuga dei cervelli. Al contrario

19/03/2009 - Che idea ti sei fatto della tua attuale situazione? Credo che l’Italia sia un Paese con tanti pro, ma altrettanti contro. Non è un Paese, a mio avviso, capace di riaccogliere i cosiddetti cervelli in fuga o chi, come me,

     
 

di

Che idea ti sei fatto della tua attuale situazione?
Credo che l’Italia sia un Paese con tanti pro, ma altrettanti contro. Non è un Paese, a mio avviso, capace di riaccogliere i cosiddetti cervelli in fuga o chi, come me, ha intrapreso un percorso di studi alternativo, ma altamente qualificato. Troppi cavilli burocratici, spesso complessi e poco chiari. Noi abbiamo dei valori importanti che in altri Paesi quasi non sanno cosa siano, quali la famiglia e i rapporti sociali, ma siamo carenti riguardo la meritocrazia e lo sviluppo professionale. In Italia un neolaureato che trova subito un impiego e guadagna – che so – 1.200 euro, come si dice a Roma gli è andata di lusso. Da altre parti, invece, chi merita può accedere subito a lavori importanti e a remunerazioni di un certo tipo.

Come te in America, però è anche vero che non hai vissuto lo scoppio della crisi in maniera diretta perché eri già in Italia…
Si, questo è vero. Ma è anche vero che la crisi non mi avrebbe riguardato. La crisi in America ha colpito principalmente le persone che hanno debiti e che devono pagare mensilmente alle banche una certa somma. Non vorrei apparire profetico, ma già in tempi non sospetti mi chiedevo per quanto ancora avrebbe potuto reggere il sistema finanziario statunitense. La gente mi rispondeva “l’America è l’America”. Poi però è successo quello che è successo…

L’America è davvero il Paese delle opportunità?
Per come l’ho conosciuta io, assolutamente. A livello di infrastrutture non ha eguali. È un Paese che sa offrire i giusti strumenti a chiunque abbia voglia di emergere. Se c’è necessità di lavorare fino a tardi, ad esempio, l’università ti consente di rimanere in laboratorio sebbene chiuso al pubblico. Una volta, ero ancora assistente, io e altri tre studenti avevamo una dimostrazione e dovevamo costruire una gru robotica. In tre giorni abbiamo completato il lavoro, i due ragazzi rumeni hanno dormito in laboratorio pur di terminare il progetto in tempo. C’è un’altra mentalità, non dico che sia completamente assente in Italia, ma negli Stati Uniti questa è la prassi.

Scusa, hai detto “i due ragazzi rumeni”?
Si, hai capito benissimo. Il gruppo di lavoro era composto da un americano, un italiano – ovvero il sottoscritto – e i due ragazzi rumeni. Due persone stupende

http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/mirco/blog/universita_353.gif

http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/mirco/blog/universita_353.gif

con tanta voglia di fare. Erano riusciti a scappare dal loro Paese che non offriva grandi opportunità. Negli Stati Uniti invece sono stati capaci di realizzarsi. Vedi, io non credo che le persone in cerca di fortuna all’estero lo facciano soltanto per una questione economica, come spesso sento dire in televisione. Il motivo principale è la possibilità di realizzarsi in tempi ragionevoli. Certo, in questo senso anche i soldi contano un minimo.

Se non avessi avuto questi problemi, saresti rimasto a Towson?
Progetti irlandesi a parte, credo proprio di si. Anche se non escludo a priori che presto o tardi sarei rientrato nel mio Paese. Comunque non è facile vivere con tante limitazioni dovute dal permesso di lavoro.

L’intervista è finita. Ma uscendo dal bar che ci ha ospitato quasi un’ora ne approfitto per un’ultima domanda: “Alla luce di quanto è successo, rifaresti lo stesso percorso di vita?”. Giovanni non risponde all’istante, sembra pensarci un po’: “Diciamo che lo rifarei, ma cambierei alcune cose riguardo al mio modo di vivere questi anni. Più pause, più applicazioni pratiche invece di studi teoretici. Soprattutto, mi accerterei man mano che qualunque titolo ottenuto possa essere riconosciuto immediatamente in Italia”. E magari, con qualche ostacolo in meno.

     
 

6 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    non potremmo vendere qualche cretino all’America e con quei soldi pagarci gli intelligenti?

  2. EssEmme scrive:

    Per prima cosa, Fabio, benvenuto tra noi. Anche se il miglior benvenuto te lo sei dato praticamente da solo con questa ottima intervista.

    Un inizio promettende su un argomento disperante. Le due cose sembrano in correlazione di proporzione diretta.

    Fortunatamente per gli USA il viaggio nella direzione opposta è ben più facile, semplice e diretto. Poi magari ti spremono come un limone, ma almeno hai la possibilità di dimostrare tutto il tuo valore, e non solo il valore di un titolo di studio.

  3. gloria scrive:

    beh, non ha certo bisogno che la burocrazia italiana certifichi la sua preparazione. Nessun pezzo di carta potrà mai farlo. Son sicura che presto troverà nuovamente modo di esprimerla al meglio. @Giovanni:in bocca al lupo, anche per la tua azienda di famiglia

  4. FrancescO scrive:

    Fermando la ricerca si fermerà il Paese, anzi è già fermo, anzi stiamo regredendo. Probabilemnte sarò un cervello in fuga. Non c’è alternativa. Ma il grande controsenso è che lo Stato investe, poco rispetto agli altri paesi avanzati, ma pur sempre investe, per avere un laureato. E poi lo fa scappare all’estero, a far sviluppare e arricchire altri Stati. Se tutti quei miliardi scialacquati in alitalia, banche, ponte, truppe di “pace”, ecc… fossero stati investiti in centri di ricerca e sviluppo sarebbe stato un investimento veramente utile all’Italia.

  5. Capa Gira scrive:

    Con tutto il rispetto, non mi pare un problema di fuga di cervelli (di phd in informatica ne sforniamo parecchi) quanto uno burocratico di equipollenza dei titoli

    Trovo anche strano che si vogliano far valere titoli conseguiti in un paese dove gli stessi non hanno lo molto meno valore che qua

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie