La crisi senza fine dell’hard italiano

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L'industria a luci rosse del nostro Paese non è stata in grado di adeguarsi alle trasformazioni al mercato imposte da internet

Il porno italiano in crisi. L’esplosione dei siti hard gratuiti in rete ha distrutto buona parte dell’industria cinematografica delle luci rosse del nostro Paese, che si trova in difficoltà che non sembrano più superabili, con crollo dei numeri dei film realizzati e drastica flessione dei guadagni.

LA CRISI DELL’HARD ITALIANO

Il quotidiano svizzero Le Matin propone un’analisi impietosa sulla crisi del porno italiano. Ilona Staller, più nota come Cicciolina agli amanti del genere, ha tentato un ritorno a 64 anni fallito miseramente anche per il profondo mutamento dell’industria di cui è stata volto simbolo per molti anni. Cicciolina ricorda come ai tempi d’oro guadagnasse 250 mila euro per un film con riprese di quattro giorni. Ora si guadagna dalle 200 alle 300 euro a scena. Gianfranco Romagnoli, da tempo trasferitosi nella nuova capitale del porno europeo, Budapest, ricorda come un film come il Gladiatore, costato 750 mila euro con 4 milioni e mezzo di incassi, non sia più possibile ai tempi dei siti hard gratuiti.

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IL RUOLO DI PORN HUB

Romagnoli dice sconsolato a Le Matin come ora basti girare tre scene e metterle su internet per realizzare un film a luci rosse. Anche per questo le case produttrici fanno molti film casalinghi, che abbattano i costi e massimizzino i guadagni, con retribuzioni bassissime per gli attori. Per il settore le cifre sono impietose. Il produttore Roberto Donati rimarca come negli ultimi 10 anni solo 300 dei 1500 film in circolazione siano stati prodotti in Italia. Oggi le case produttrici evitano di divulgare numeri che evidenzino la loro crisi, anche per non sfigurare di fronte alle cifre monstre dei siti hard. Porn Hub, per esempio,fa in media 4 miliardi e mezzo di visitatori mensili, un numero impensabile per l’industria a luci rosse tradizionale.

IL PESO DELLA TASSA SULL’HARD

La crisi dell’hard italiano ha ragioni strutturali: l’esplosione dei siti internet a luci rosse ha trasformato completamente il mercato, e le case produttrici italiane non sono state in grado di adeguarsi al mutamento delle richieste del pubblico. Difficoltà aggravate anche dalla cosiddetta porno tax, che impone un contributo fiscale del 25% che appesantisce il carico tributario chiesto agli operatori del settore. Franco Trentalance, una delle ultime star dell’hard italiano, ha descritto così la situazione di crisi del settore.

Il porno è in crisi in Italia e in Europa, ma in America i siti porno non hanno mai guadagnato tanto. Internet non ha ucciso il genere, perché ci sono ancora moltissimi appassionati disposti a spendere 7 o 8 dollari per un abbonamento. Il web però è in mano agli americani e loro hanno saputo sfruttarlo, mentre noi italiani siamo come i dinosauri al cambio di clima: ci siamo estinti.