La deputata Pd Micaela Campana sarà indagata per falsa testimonianza

micaela campana

Troppi «non ricordo» davanti ai giudici al processo su Mafia Capitale

Ormai è qusi certo che la deputata del Partito Democratico Micaela Campana (due giorni fa ascoltata nel processo su Mafia Capitale nell’aula bunker di Rebibba come teste del ras delle cooperative Salvatore Buzzi) sarà indagata per falsa testimonianza. La deposizione della parlamentare (militante Dem da anni, attualmente membro delle commissioni Giustizia e Shengen di Montecitorio) è stata ritenuta non attendibile e a tratti reticente nel chiarire alcuni elementi utili per arrivare a una sentenza.

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MICAELA CAMPANA, TESTIMONIANZA RICCA DI «NON RICORDO»

Il nome di Micaela Campana nella vicenda di Mafia Capitale spuntò per un sms inviato a Buzzi. «Un bacio Grande Capo», scrisse la deputata in risposta a un altro messaggio in cui le si chiedeva di fare un’interrogazione parlamentare in favore del ras delle cooperative. L’iscrizione nel registro degli indagati arriva anche per la scarsa chiarezza sul rapporto con Buzzi. In aula la parlamentare è stata più volte ripresa dalla giudice, infuriata per i troppi «non ricordo». Lo racconta Federica Angeli su Repubblica:

In aula, nel corso della 128esima udienza, incalzata dal pm Luca Tescaroli ha così spiegato quell’sms: «Questione di rispetto nei confronti di una persona più grande di me e capo della più grande cooperativa sociale del centro Italia».
A Buzzi la Campana fece molti favori e altrettanti gliene chiese: come di assumere ex detenuti nelle sue cooperative o di fare il trasloco per il cognato. E a fronte di queste richieste il ras delle coop rosse ha avanzato le sue. Come un incontro urgente col sottosegretario alla Giustizia Bubbico.
Poteva scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere l’onorevole Campana, avrebbe scelto di farlo oggi. La presidente della Corte, Rossana Ianniello, le ricorda che, essendo ex moglie dell’ex assessore Ozzimo, imputato nello stesso procedimento, può farlo. Ma lei decide di rispondere. E segna un autogol. Perché la sfilza di «non ricordo» indispone la giudice che le chiede a che titolo Campana sia componente della Commissione Giustizia in Parlamento se poi non riconosce le regole basilari del processo.
«Le ripeto per la quarta volta – la riprende Ianniello – mentire sotto giuramento è un reato molto grave».

«Per quale motivo fissò un incontro tra Bubbico e Buzzi?», «Fu lui a chiedermelo e io lo feci, ma non so di cosa dovessero parlare» replica la deputata. «Mi faccia capire – chiede seccata la presidente – lei fissa un incontro col sottosegretario Bubbico a Buzzi solo perché lui glielo aveva chiesto, senza conoscere il motivo di tale richiesta?». «Non ricordo».

Per l’icrizione nel registro degli indagati, come vuole la prassi, la Prcura attende la sentenza di primo grado del processo.

(Foto di copertina: ANSA / GIORGIO ONORATI)

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