Filippo Facci su Libero: “Caro Renato Brunetta, hai veramente rotto il ca**o”

Facci Brunetta rotto il cazzo

Su Libero ora ci si mette anche Facci a insultare Renato Brunetta. In confronto D'Alema con il suo "energumeno tascabile" era un ruffiano

Filippo Facci non è un giornalista che le manda a dire. E’ arrivato a insultare il Corano senza filtri (e, diciamolo, anche senza senso), figuriamoci se si ferma davanti a Renato Brunetta.

Nel suo “Appunto”, a pié della prima pagina di Libero Quotidiano, si occupa della faida ormai infinita tra Feltri e Brunetta, da settimane la telenovela più amata dai lettori di Libero. Sarebbe bello raccontarvi perché e come si è arrivati a questa faida, ma non l’abbiamo capito. Vi basti sapere che Feltri soffre il Brunetta che arginerebbe la grande rivoluzione del centrodestra con la sua presenza e la sua resistenza dentro Forza Italia e che con la sua raffinata dialettica e la sua elegante sensibilità ha pensato bene di fargli dare, da Francesco Specchia e in prima pagina, del “fallito”. Da lì lettere aperte, editoriali, controeditoriali.

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Ma oggi il punto è un altro. Facci, che un tempo era lo Scanzi di destra e ora è un Funari più triviale, ha il pregio di un’onestà intellettuale non comune. Tutta sua, va detto, e a volte difficile da interpretare, ma c’è. Ed eccolo allora scrivere allo stimato Brunetta.

Gli ricorda le loro chiacchiere su Craxi, lo spirito libertario comune, aneddoti vari e persino la volta che “mi proponesti di fare un blog insieme”. Si appunta sul petto le medaglie di aver difeso Renato dagli insulti di Colombo e Travaglio, scrivendo “Renato Brunetta è un gigante, è una delle persone più svelte, intelligenti, lavoratrici, sincere e soprattutto buone che io abbia avuto l’onore di conoscere”. Certo, succedeva nel 2008, ma insomma l’intesa c’era.

Poi, la mazzata.

L’indipendenza che mi riconoscerai (spero) ora mi spinge a dirti, con una franchezza a lungo elusa, che hai veramente rotto il cazzo.

Severo ma giusto, sottolinea che il suo pezzo non è dettato dalle baruffe con il suo direttore – tra parentesi ci e gli dice “mi sento credibile nel dirtelo” – ma dalla stima e dall’affetto che nutre per lui. E lancia un appello.

Renato, torna in te, torna a prima che il ministro ti virasse a perennemente spiritato, incattivito, borioso, tutto il giorno a sbraitare e a twittare persino dal camerino del centro commerciale, criceto della ruota di una politica che non esiste più, pazzo di te stesso, complessato di superiorità, illuso che dallo schermo filtri la tua “dura opposizione” quando invece filtri solo tu. Pure le querele, ora, le offese ai miei colleghi, e tutto con l’espressione da cattivo dei fumetti. Basta. Ti voglio bene. Ma basta. Fermati.

Il sospetto è che il blog insieme non lo faranno più.

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