Il grande ritorno delle finte partite Iva

partite iva

Lo spiega uno studio della Uil

Un anno fa il governo dichiarava guerra alle finte partite Iva, alle collaborazioni dei lavoratori autonomi che in realtà nascondono un rapporto subordinato e stabile. I ministri annunciavano che la svolta sarebbe arrivata con l’abolizione dei contratti di collaborazione coordinate e continuative (co.co.co) e con la trasformazione automatica in assunzione stabile a fronte di determinate condizioni (collaborazione per almeno 8 mesi in un anno con la stessa azienda, almeno 80% degli introiti con la stessa impresa, postazione fissa all’interno dell’azienda). Misure che si sono aggiunte alla decontibuzione totale per le nuove assunzioni a tempo determinato.

FINTE PARTITE IVA IN CRESCITA NEL 2016

La battaglia, però, sembra non essere stata vinta. Il numero delle aperture di partite Iva è in crescita (del 5/6% sul 2015). A dimostrarlo è uno studio della Uil. Ne parla Marco Patucchi su Repubblica:

Uno studio della Uil che ha analizzato i dati dell’Osservatorio Partite Iva del ministero dell’Economia, fotografa, da un lato, la fine dell’effetto annuncio dei provvedimenti del Jobs Act e, dall’altro, l’esaurirsi della spinta degli incentivi alle assunzioni stabili dovuto al taglio della decontribuzione. Il presupposto metodologico è che, naturalmente, non esiste alcuna statistica dettagliata che distingua le “finte” partite Iva da quelle vere e che, dunque, le tendenze vanno analizzate estrapolando dal dato complessivo sia le tipologie di attività che le fasce anagrafiche più a rischio (dunque le partite Iva aperte da persone fisiche e quelle relative agli under 35). Ebbene, la ricerca evidenzia «una decrescita delle partite Iva accese da persone fisiche tra il 2012 e il 2013 (-5,5%) e tra il 2014 e il 2015 (-14,5%, con un calo del 24,45% per gli under 35), in coincidenza quindi con le ultime due riforme del mercato del lavoro, la legge Fornero e il Jobs Act». Nel primo caso, ricordiamolo, vennero introdotte “presunzioni di subordinazione” per ridurre l’utilizzo improprio delle collaborazioni (anche a partita Iva); nel secondo caso, il Jobs Act ha prefigurato una messa a punto delle regole della Fornero (dunque un ulteriore effetto annuncio) poi trasformata in realtà nell’allentamento del giro di vite a partire dal 2016.

 

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Nel 2016, poi, l’inversione di tendenza legata al taglio degli incentivi sui contratti a tempo indeterminato:

L’insieme delle nuove norme e del venir meno di altri provvedimenti (in particolare la riduzione dell’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato) ha determinato la ripresa delle “false” partite Iva, almeno in base all’analisi della Uil: partendo dal dato più aggiornato del ministero dell’Economia (agosto 2016, con le aperture totali in crescita annua del 9,2%) e proiettandolo sulla fine dell’anno, lo studio fotografa partite Iva aperte da persone fisiche in aumento a 389.000 unità rispetto alle 369.315 del 2015 (+5,3%), e un incremento di quelle aperte dagli under 35 da 169.557 dello scorso anno a 177.837. «Per il biennio 2016-2017 è prevista inoltre una riduzione delle imposte per i titolari delle partite Iva con reddito inferiore a 30mila euro – sottolinea ancora Loy – rendendo conveniente questo strumento. Insomma, c’è un sottobosco di lavori fragili e discontinui, dove il più debole soccombe. Serve una stretta su tirocini, voucher, finte partite Iva».

(Foto di copertina da archivio Ansa)

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