Massimo D'Alema
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Massimo D’Alema, il miglior alleato di Renzi che fa cambiare idea anche ai più convinti sostenitori del No

Lo ammetto. Ad un certo punto il sospetto ha rischiato di trasformarsi in certezza. Massimo D’Alema è evidentemente un infiltrato renziano nel campo del No al referendum costituzionale 2016. Non può essere altrimenti. Non c’è altra spiegazione. Non può che essere così.

Mercoledì pomeriggio, l’uomo che ha sostituito Romano Prodi a Palazzo Chigi (pur non essendo stato eletto da nessuno, si direbbe oggi), ha pensato di radunare insieme moltissimi sostenitori del No, per lanciare una proposta di modifica della costituzione alternativa a quella approvata sei volte dal Parlamento Italiano. Insomma, una scarabocchio fatto tra amici piuttosto che una riforma su cui deputati e senatori hanno discusso per due anni. Alla faccia della democrazia parlamentare, diciamo.

Il problema, per il fronte del No, è che Massimo D’Alema ha messo insieme una serie di volti che convincerebbero anche il più accanito detrattore di questa riforma costituzionale a gettarsi nella cabina elettorale e mettere un’immensa croce sulla sul Sì.

I nomi li sapete: fanno sgranare gli occhi. Gianfranco Fini e Antonio Ingroia, Gasparri e Giuseppe Civati (ma cosa ci faceva Giuseppe Civati là in mezzo? Cosa gli è successo? Ma qualcuno di voi ci farebbe la cortesia di parlarci un attimo e farlo tornare in sé?), Brunetta e Cesare Salvi, Davide Zoggia e Lucio Malan. Un’accozzaglia da prima repubblica che neanche il Baglino di Pingitore avrebbe potuto mettere insieme un lustro fa.

D’Alema è riuscito nel più grande autogol possibile e immaginabile: mettere insieme la classe dirigente che in questi venti anni ha messo in ginocchio il nostro paese, e che non solo non è stata capace di superare il bicameralismo perfetto, ma che addirittura al massimo ha partorito il Porcellum. Insomma con questa banda di riciclati a sostegno del No, il Si può tranquillamente puntare alla vittoria il prossimo quattro dicembre.

E davanti alle foto dei volti di ieri, dei Pomicino mai domi, di coloro che per rimanere agganciati alla poltrona hanno fatto di tutto, il sospetto si è fatto quasi certezza. D’Alema è il primo sostenitore di Matteo Renzi, il primo alfiere della riforma costituzionale, il più renziano tra tutti i politici italiani.

Altro che Jim Messina, altro che spin doctor: il miglior alleato possibile per la campagna referendaria Matteo Renzi lo ha trovato, come accadde anche nel 2012 nelle primarie contro Bersani, nell’ex lider Maximo. Ora, per lo sprint finale, si aspetta il prezioso apporto di Rosi Bindi

ANSA/ANGELO CARCONI