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Fiera Milano, l’ombra della mafia: «Diciotto milioni di appalti ai boss di Enna»

Ombra della mafia sulla Fiera di Milano per appalti assegnati ai boss. Ieri la sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria del settore di Fiera Milano Spa relativo agli allestimenti di stand fieristici e legato a Nolostand, società controllata e già commissariata lo scorso giugno nell’inchiesta della Dda milanese su presunte infiltrazioni mafiose in alcuni appalti. Il provvedimento (decreto di amministrazione giudiziaria) è connesso all’indagine che lo scorso luglio ha portato in carcere Giuseppe Nastasi, amministratore di fatto del consorzio Dominus, e con al centro presunte infiltrazioni mafiose nei lavori di Fiera Milano, tra cui anche quelli relativi ad alcuni padiglioni di Expo. Le accuse erano di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, appropriazione indebita e riciclaggio.

 

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FIERA MILANO, OMBRA DELLA MAFIA

A luglio insieme a Nastase era stato arrestato anche Liborio Pace. I due (emigrati al Nord con una serie di cooperative per allestimenti fioristici) sono ritenuti a capo della cosca Ennese. I loro nomi non compaiono mai ufficialmente, ma sono loro a fare affari stringendo accordi con i colletti bianchi. Trovano accordi con la controllata Nolostand e poi con l’ad Corrado Pieroboni, che non risulta indagato. Lo racconta oggi Emilio Randacio su Repubblica:

Contestualmente al provvedimento di amministrazione giudiziaria, i pm hanno perquisito 5 dipendenti di Fiera, notificando un avviso di garanzia per corruzione tra privati. Nastasi, dopo il suo arresto, non nega di aver ricevuto trattamenti di favore. Anzi. Racconta di regali natalizi «da 500/600 euro l’uno», ma anche di mazzette. Fino a 30/40 mila euro alla moglie di un consulente di Fiera, Michele Restuccia. Una percentuale sugli appalti ottenuti dal Consorzio Dominus. E l’elenco delle sviste, delle carenze, delle inspiegabili agevolazioni a una società facente capo a uomini con precedenti pesanti, è interminabile. I 18 milioni di euro di appalti ottenuti dagli uomini di Enna, sono il frutto di una «strategia che si è articolata nel corso degli anni in sede di assegnazione (con una turbativa d’asta privata), di esecuzione contrattuale (oltre 7 i milioni di euro corrisposti a Nastase e Pace senza un contratto), per finire ai rinnovi contrattuali senza controlli e in sede di comunicazioni antimafia (completamente omesse)».

(Foto di copertina: area ex-Expo. Credit: ANSA / SILVIA EGIZIANO)

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