Come spiegare, questa cosa, a tutti quelli – e sono tanti, tantissimi – che negli ultimi anni hanno rimproverato gli Stati Uniti, anzi gli yankee, anzi l’America (possibilmente con la “K” maiuscola al posto della “c”), di essere prepotente, unilateralista, egoista, imperialista, svariati altri aggettivi terminanti in -ista, qualche parola offensiva qui non riportabile, e del tutto indifferente nei confronti del resto del mondo?
Come riuscire nell’impresa di fare capire, a questa orda di contestatori, che la realtà dei fatti è ben diversa, che loro si sbagliano, che la loro percezione delle cose è errata o per lo meno lontana dalla verità, quando i primi fattori a dare loro – apparentemente – ragione si trovano proprio nello sport? Come è possibile non accusare gli Stati Uniti, anzi gli yankee, anzi l’America, di imperialismo, quando chi vince il campionato professionistico di basket NBA è automaticamente nominato “campione del mondo”, quando chi si aggiudica il Super Bowl è intrinsecamente “campione del mondo” (e qui lo è per davvero, su questo non c’è dubbio alcuno, ma è il principio che conta) e, last but not least, quando la Major League Baseball se ne infischia dei Giochi Olimpici, ovvero la manifestazione sportiva per antonomasia, il non plus ultra dell’agonismo dai tempi dell’antica Grecia, rifiutando di inviare le proprie stelle solo perché il proprio campionato di baseball è ancora in corso?
DA CHE PULPITO – C’è poco da stupirsi se il signore Jacques Rogge, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ha deciso, non senza polemiche, di escludere il baseball dai Giochi Olimpici di Londra 2012. Niente professionisti? Niente baseball. “Per il baseball, come per ogni altro sport, sarebbe un bene poter contare sulle star” sono le parole di Rogge. “Nel basket abbiamo LeBron James e abbiamo avuto il Dream Team con Michael Jordan, Scottie Pippen e Magic Johnson (poco importa se questo è arrivato dopo decenni di nazionali collegiali e dopo la batosta del 1988, peraltro sul finire della Guerra Fredda, smacco inaccettabile NdR). Questo trend è proseguito nella pallacanestro e nell’hockey su ghiaccio posiamo vantare tutte le stelle della National Hockey League. Per questo ci piacerebbe avere quanti più fuoriclasse della Major League Baseball. Io vorrei vedere Alex Rodriguez alle Olimpiadi“. Sebbene le recenti vicissitudini di A-Rod con il doping rendano ancor meno probabile una sua eventuale apparizione ai giochi (se non per il lancio del martello, data l’imponenza dei bicipiti), il discorso del presidente del CIO non fa una piega, almeno dal suo punto di vista.
FUORI DI QUI – Ma questo, a quegli imperialisti degli Usa, non sembra interessare. Tant’è vero che loro, in tutta risposta, scrollando le spalle di fronte all’esclusione del baseball dalle Olimpiadi (anche se contatti tra federazioni sono tuttora in corso), si sono inventati il World Baseball Classic. Un torneo internazionale di baseball, organizzato da International Baseball Federation, Major League Baseball e, soprattutto, Major League Baseball Players Association (associazione dei giocatori professionisti, senza il cui imprimatur non si potrebbe contare sulla partecipazione delle star), al fine di promuovere nel mondo quello che da oltre un secolo è il “passatempo nazionale” di ogni americano che si rispetti. Niente a che vedere con le Olimpiadi e, al tempo stesso, niente a che vedere con la Coppa del Mondo di baseball, che esiste già dal 1938 (vinta ben 25 volte da Cuba), fino al 1996 aperta solo ai dilettanti (ora possono accedervi anche giocatori delle leghe minori), la quale gode di una popolarità di livello infimo.



