Pil 2017 Bankitalia
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Pil 2017, Banca d’Italia scettica sulle stime del Def

Obiettivo ambizioso. Il giudizio di Banca d’Italia sulla stima dell’incremento del Pil all’1% nel 2017 evidenzia la differenza sulle prospettive di crescita del nostro Paese rispetto alle previsioni contenute nel Documento di economia e finanza del Governo Renzi. Una posizione condivisa anche da altre istituzioni come Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di Bilancio.

BANCA D’ITALIA NON CONDIVIDE L’OTTIMISMO DEL GOVERNO SUL PIL

Tra poco Pier Carlo Padoan parlerà alle commissioni Bilancio di Camera e Senato nell’ultima audizione del Parlamento sul Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri settimana scorsa. Il ciclo di audizioni non è stato particolarmente positivo per Palazzo Chigi: le principali istituzioni non sembrano condividere l’ottimismo sull’aumento del Pil nel 2017, stimato all’1%. Lo scetticismo si concentra sull’impatto delle misure contenute nella prossima manovra di bilancio. Il mancato aumento dell’Iva dovrebbe portare a un incremento della ricchezza nazionali pari allo 0,3%, così da aumentare il Pil tendenziale fissato a 0,6% all’1% del programmatico.

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L’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO E IL DEF

Nello scenario programmatico per il 2017, la dinamica del prodotto è significativamente maggiore di quella del quadro tendenziale. L’obiettivo è ambizioso

La perplessità, per quanto vellutata, espressa dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, è stata condivida anche dalla Corte dei Conti e dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Le due istituzioni che controllano i nostri conti hanno espresso valutazioni ancora più severe, rimarcando come il Def per il 2017 sia eccessivamente ottimistico anche in relazione al quadro congiunturale globale, in peggioramento come rimarcato recentemente dal Fmi. L’Ufficio parlamentare di bilancio potrebbe anche non approvare il Documento di economia e finanza, una valutazione negativa che sarebbe osservata con grande attenzione dalla Commissione europea. La trattativa del Governo per ottenere maggior flessibilità sui conti pubblici si basa anche su stime di crescita, che, se riviste in peggio, costringerebbero a una manovra di bilancio più restrittiva.