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Toni Capuozzo e la video lettera a Silvio Berlusconi che divide i fan sui social

Tra i tanti editoriali pro e contro Silvio, ieri, a ricordare gli 80 anni di Berlusconi, su Canale 5 è comparso il giornalista Toni Capuozzo con una sorta video reportage/lettera che sta facendo discutere sui social. Tanti lo stanno condividendo in queste ore tra critiche e applausi.

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Scusate vi abbiamo spoilerato il finale

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LA LETTERA DI TONI CAPUOZZO A SILVIO BERLUSCONI PER I SUOI 80 ANNI

Il video reportage (disponibile qui) ripercorre le tappe del Cavaliere, con una sceneggiatura un po’ berlusconiana. «Mi ha assunto senza chiedermi nulla – spiega il giornalista – in un tempo in cui altrove si entrava con le tessere di partito in tasca. Augurerei a ognuno di quei giovani di trovare un editore come Lei, che ha giudicato, senza sconti, valore e capacità di fare ascolti». «Lavorare nelle sue aziende per me ha significato questo – ha continuato il giornalista, conduttore di Terra –: la libertà di essere quel che sono, di dire cose, giuste o sbagliate che fossero, ma di testa mia: grazie». Ecco qui alcuni passaggi:

“A lungo Lei è stato rappresentato come il Male, il pericolo per la democrazia, il nemico da abbattere. È l’idea che il giornalista o è di sinistra, o non è (qualche volta viene tollerato, in un gioco delle parti, il giornalista di destra, ma il giornalista per conto suo – devo ricordare Oriana Fallaci? – è sempre indesiderato). Si ricorda la vicenda umana e professionale di un maestro come Indro Montanelli? Io ricordo quando in molti pensavano che in fondo, quei cantori della piccola borghesia, i proiettili che lo avevano azzoppato in fondo se li fosse meritati. Io so che lei lo ha difeso e garantito il suo libero lavoro in quegli anni difficili. e’ bastato che le vostre strade si separassero perché quei fischi contro Montanelli diventassero applausi. (…)
Io non sono mai stato contro di Lei, innanzitutto perché diffido dei cori, ma neanche a Suo favore. Ho seguito storie di mafia e terremoti, guerre e terrorismi, foibe e missioni di pace, in libertà. Non mi è stato mai chiesto nulla, e oggi che non sono neanche più un Suo dipendente, e dunque al di sopra di qualche sospetto, posso dirglielo più liberamente, gratis: grazie. (…)
Alla Sua discesa in campo io scrissi una lettera preoccupata, e rimasi e vedere quel che succedeva. Certo, Lei ha contato su giornalisti che sono stati quasi Suoi megafoni, per loro scelta. Ma ha contato, e sono sempre stati molti, nelle sue aziende anche giornalisti che non hanno mai nascosto di stare da tutt’altra parte. Io sono stato per conto mio. Non ho mai nascosto di non aver mai votato per Lei ma ho guardato alla Sua politica senza pregiudizi. E i fatti non le lenti delle ideologie mi hanno portato a dire che Lei ha fatto una piccola grande rivoluzione. Positiva, nonostante diffidi delle rivoluzioni.
(…) Sì, ha avuto molti nemici. Il fatto è che una parte della società italiana non riesce a vivere senza un nemico da abbattere, senza rancore, senza odio. (…) Ricordo il mio disagio, davanti alle immagini di quel tale che Le scagliò contro un oggetto, e Lei mi parve tradito nel Suo voler stare in mezzo alla gente, e inerme davanti all’odio, e mentre mi attraversavano la mente i ricordi di tanti slogan allegramente scanditi nella mia gioventù e trasformati in pietre da qualcuno che li aveva presi sul serio, Lei pronunciò della parole di umana pietà, pietas latina. (…) Lei è un uomo forte, devo ricordare le sue battaglie con l’unico potere forte che io conosca, la magistratura? Ma ha sempre mantenuto un fondo di bontà, altra parola fuori moda, oggi è di moda essere buonisti
(…)
La seconda volta che l’ho incontrata, Presidente, fu, dopo una passeggiata sulla Piazza Rossa, davanti all’ ambasciata italiana a Mosca. Ero sceso in strada per fumare una sigaretta, abbandonando la conferenza stampa. Lei sbucò alle mie spalle, e mi sentii sorpreso come nelle sigarette in corridoio al liceo. Capuozzo, ha ragione, mi disse, mi stavo annoiando anch’io. Vede, una delle cose che mi ha sempre colpito di Lei è la capacità di valicare le barriere, di non prendere l’umiltà come un difetto, di saper rapportarsi alla gente qualunque. Per questo mi faceva rabbia vederLa descritta come un imperatore distante, o peggio. (…)
Non so che cosa scriveranno di Lei gli storici tra cento anni (….) ma vorrei poterle dire che se qualche volta è stato sconfitto, come capita nella vita, Lei non è mai stato un vinto, e ha dalla sua milioni di persone che non hanno mai pagato l’obolo, per essere alla moda, o politicamente corretti, o conformisti, di darLe contro, di negare a se stessi la Sua simpatia, la Sua disponibilità, la Sua normalità, resa speciale dal gusto per le sfide. E allora mi permetto di dirLe auguri vecchio, grande Presidente, grazie per tutto quello che ancora ha da venire.”.

LA LETTERA DI TONI CAPUOZZO A SILVIO BERLUSCONI E CRITICHE

Inutile dire che la lettera ha scatenato diverse reazioni. C’è chi si è complimentato con Capuozzo e chi decisamente no. «C’è modo e modo di fare giornalismo e l’onestà intellettuale è diventata davvero merce rara, grazie Toni», commenta Gian Francesco sulla sua bacheca. E ancora, Giuseppe: «Riesci sempre a superarti». Diversamente c’è chi, specialmente su Twitter, ironizza parlando di propaganda da Nord Corea. «Supera Emilio Fede», commenta Walter. «Povero Capuozzo – ha criticato sulla bacheca del giornalista un suo follower, Pier – come si è ridotto….lo preferivo un po’ “scapestrato”studente a Udine allo Stellini negli anni ’70». Capuozzo sotto gli replica: «Purtroppo, caro Pier, quanto a chili non mi sono ridotto….direi che non mi sento povero, senza per questo essere diventato ricco. E penso, nel giornalismo di oggi, di essere ancora un po’ scapestrato….». «Grazie a tutti – ha poi aggiunto il giornalista tra i commenti – a chi è d’accordo, e a chi non lo è. Devo correggere solo una cosa: ho scritto Mitterrand con una “erre” sola…».

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