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In Italia i bambini vaccinati diminuiscono sempre più

I bambini vaccinati in Italia diminuiscono ancora. In modo preoccupante.
Ne parla Repubblica:

I bambini italiani vaccinati diminuiscono ancora. Il 2014 era stato l’anno nel quale le coperture erano scese per la prima volta sotto la soglia del 95%, quella considerata minima per avere una protezione efficace della popolazione, e il 2015 non ha visto riprese. Anzi. Il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità stanno elaborando i dati inviati in queste settimane dalle Regioni e le prime stime raccontano di una nuova discesa, che sarebbe di circa l’1,5% di media. I numeri cambiano ovviamente da vaccino a vaccino e da una zona del Paese all’altra. Ci sono ad esempio aree della Romagna e delle Marche in difficoltà.

Il piccolo valore assoluto dei numeri non deve trarre in inganno, perché se il calo medio di un punto e mezzo percentuale venisse confermato, significherebbero circa 7.500 bambini non coperti. Più o meno come se tutti i nati a Genova e Bologna l’anno scorso non fossero stati vaccinati.

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BAMBINI VACCINATI IN CALO: I DATI

Per questo l’allerta delle istituzioni rimane massima. Specialmente dopo il tentativo di proiezione del documentario Vaxxed in Senato, un film che parla della correlazione tra vaccinazioni MPR e autismo.

Sono questi dati a rendere particolarmente reattive le istituzioni sanitarie di fronte a notizie come quella della proiezione del documentario di Wakefield al Senato. Le bufale che viaggiano in rete e il lavoro di proselitismo di alcuni pediatri che allontanano le famiglie dalla prevenzione, costringe i medici delle aziende sanitarie a combatte una lotta quotidiana per non far allontanare le famiglie. E c’è chi pensa a rimedi drastici, come l’Emilia Romagna che ha pronta una legge per impedire di iscriversi all’asilo nido ai bambini non vaccinati. Il testo interessa, tra gli altri, anche alla Toscana e alle Marche.
Negli anni scorsi e fino al 2010 si viaggiava intorno al 96,5% per le vaccinazioni cosiddette obbligatorie (difterite, tetano, polio ed epatite B) e anche per la pertosse, che è abbinata a queste. Da allora al 2014 si sono persi circa due punti e mezzo. Calo ancora più accentuato per morbillo, parotite e rosolia, che si fanno al quindicesimo mese di vita. Nello stesso lasso di tempo sono scese dal 90 all’86%. Cioè si sono notevolmente allontanate dal dato necessario per la copertura della popolazione cosiddetta “di gregge”. E nel 2015 le cose sono ancora peggiorate. L’Istituto superiore di sanità spiega che già i numeri del 2014 «confermano che il calo registrato a partire dal 2012 non è una flessione temporanea ma una tendenza che sembra consolidarsi di anno in anno». Si parla di rischio di casi sporadici di malattie non presenti oggi in Italia.

(in copertina foto ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

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