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Il chattatore compulsivo: «In auto senza smartphone non vivo»

Essere un chattatore compulsivo. Anche mentre si guida o in piena notte. Considerare lo smartphone una «parte viva» del proprio corpo. È l’esperienza di Gianluca D.M., un 42enne che si mantiene in contatto con gli altri e digita parole e cifre in ogni minuto della giornata, e che ammette di soffrire di una malattia vera, apparentemente incurabile. A Maurizio Crosetti per Repubblica il chattatore ha raccontato di aver scelto il cambio automatico della sua Mercedes per avere la mano più libera durante la guida e schiacciare i tasti del telefono con minore difficoltà.

 

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CHATTATORE COMPULSIVO, CON LO SMARTPHONE ANCHE AL VOLANTE

«Io – ha spiegato – ho un bisogno assoluto del mio telefono perché lui mi porta il mondo e tutto quello che nel mondo succede, e io di notizie vivo». Perfino nel dormiveglia. Perfino nel giorno del proprio matrimonio:

Gianluca ammette che questa è una malattia vera, incurabile, e mentre lo dice siamo in videoconferenza con l’universo. «La mattina mi alzo e porto il telefonino in bagno, mi rado e lo guardo. Il giorno del matrimonio ho dato il cellulare al mio testimone solo quando la mia futura moglie è entrata in chiesa, e me lo sono fatto restituire ovviamente acceso subito dopo il lancio del riso». A tavola è lo stesso. «Se siamo con gli amici, tocca a mia moglie intrattenerli. Io mangio con gli occhi al cellulare, un boccone e un tasto. E quando salgo sull’aereo tengo il telefonino acceso fino all’ultimo istante, cerco di fregare la hostess, a volte spengo quando sono già decollato. In alcune tratte intercontinentali si può già navigare col wifi, non vedo l’ora che sia possibile anche in Italia perché anche solo un’ora di volo mi mette l’ansia, oddio cosa sarà successo, penso, e riaccendere il telefono dopo l’atterraggio è un po’ come rinascere. Anche se un vantaggio esiste: in nessun posto dormo meglio che in aereo perché lì sono sconnesso, non aspetto chiamate e non posso farle, nessun messaggio lassù, nessuna notifica».
Ecco, dormire. «La notte lascio il cellulare acceso ma levo suoneria, vibracall e notifiche». Tutto a posto? «Mica tanto. Nel dormiveglia sbircio sempre la lucina del display, se per caso si illumina io non resisto e guardo, il più delle volte non è niente di importante ma la tentazione è troppo forte». E la moglie non è gelosa? «No, ci amiamo da morire e lei è la prima a sapere cosa significa per me il cellulare». Appunto, Gianluca: cosa? «È un organo. Una parte viva del mio corpo».

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit: Oliver Berg / dpa)

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